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La donazione Bentivoglio al Mart di Rovereto

01 gennaio 1970

Mart Rovereto

Il Mart dedica una mostra alla recente donazione di Mirella Bentivoglio, protagonista internazionale dell’arte verbo visuale al femminile, svelandone il prezioso talento collezionistico.

All’inizio degli anni Settanta la presenza femminile nel panorama dell’arte era davvero sconfortante. Non per qualità delle opere, ma per consistenza del numero di artiste e per una seria difficoltà di accesso alle esposizioni, alla critica e al mercato.

A quarant’anni di distanza la situazione è radicalmente cambiata, anche in Italia. Una parte del merito spetta sicuramente a Mirella Bentivoglio.
Artista, poetessa e performer di calibro internazionale, Bentivoglio si occupa di poesia visiva a partire dagli anni Sessanta. Come curatrice, ha svolto un ruolo cruciale nell’emancipazione delle donne dai contesti da lei stessa definiti “mostre-ghetto”. Questo a partire dall’Esposizione Internazionale di Operatrici Visuali, affidatale da Ugo Carrega al Centro Tool di Milano nel 1972, e soprattutto in “Materializzazione del linguaggio”, alla Biennale di Venezia del 1978.

Nel corso della sua multiforme attività, è riuscita non solo a valorizzare i lavori di moltissime poetesse-artiste, ma anche a raccogliere una collezione di grande forza e originalità, che offre un panorama completo di tutta l’arte verbovisiva femminile dagli anni Sessanta ai giorni nostri.

 

Questa collezione, composta di circa 300 opere, è stata ora donata da Mirella Bentivoglio al Mart. Il pubblico potrà ammirarne un’ampia selezione nella mostra “La donazione Bentivoglio”, al Mart di Rovereto dal 19 novembre 2011 al 22 gennaio 2012.

A cura di Daniela Ferrari con la direzione scientifica Gabriella Belli, la mostra testimonia l’assoluta internazionalità delle ricerche verbovisuali, con 19 paesi rappresentati.

 

Tra le opere di particolare interesse, “Cubes”, 1974 di Rimma Gerlovina. Si tratta di piccole scatole contenti scritte in russo. Spedite per posta come “giocattoli” dall’artista a Mirella Bentivoglio, sono state esposte, insieme alle opere di altre artiste dell’Est Europeo, alla Biennale del 1978 ufficialmente boicottata dal blocco sovietico.

Importanti anche gli “ideogrammi modificati” della giapponese Chima Sunada come “Sparire”, del 1976. Come nota Bentivoglio nel testo del catalogo alla mostra, “la sperimentazione verbovisiva, o poesia ottica che dir si voglia, in un modo o nell’altro riconduce la scrittura alla propria matrice ideografica”. Queste pratiche hanno avuto come effetto quello di promuovere una globalizzazione espressiva. Nelle “partiture verbali” di Paula Claire, che stupì alla Biennale del ‘78 leggendo venature di foglie, è testimoniata una simile tendenza al distacco tra la scrittura e il contesto verbale.

 

Infine, la mostra documenta estesamente il tema della fusione di corpo e linguaggio, argomento centrale per artiste come Anita Cheng, Ketty la Rocca, Maria Lai o Aurelia Munoz. L’identificazione di un corpo femminile con una lettera (Ketty la Rocca, “Il corpo e il linguaggio (“J”), 1969-70), scrive sempre Bentivoglio, è “quasi un rovesciamento di segno, vista la frequente presenza di nudità femminili nella consueta produzione figurativa maschile.”

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