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“Canto d’amore e di perdita, di vita e sopravvivenza”, Ute Lemper

5 maggio 2017
Teatro Romano

Intervista a Ute Lemper, l’artista che aprirà l’1 giugno il Festival della Bellezza.

di Giancarla Gallo

Sarà Ute Lemper, cantante e attrice di grande fascino e sensibilità, ad aprire il 1 giugno, al teatro Romano, il Festival della Bellezza di Idem. Verona è una città che l’artista confessa di amare e dove si è esibita più volte, in oltre trentacinque anni di carriera.

Miss Lemper, cosa intende per bellezza?
La bellezza è una cosa magica! È una forza vitale positiva e allo stesso tempo una naturale eleganza, che esclude tutte le forme di volgarità. Per essere belli serve una dignità semplice e garbata. Sì, ci sono persone belle fisicamente, ma questo non è che le renda più felici.

La bellezza è importante nella sua vita?
Più invecchio e più mi sento come una giovane, che ha bisogno di essere reale.
Il collegamento a qualche tipo di sapienza e la compassione per la gente sono molto importanti. Io non sento la mia età e spesso non mi rendo conto di avere già 53 anni.
Mi sento in una “zona senza tempo” di bellezza, dove più o meno le rughe non contano. Resto in forma e mi prendo cura della mia pelle, bevendo molta acqua. Non ho mai fatto interventi chirurgici per ringiovanire e penso che non li farò mai.
Con l’età e le semplici rivelazioni sull’esistenza, sento una grande pace e anche una grande connessione con l’universo e come artista mi sento alla mia “prima”.

L’1 giugno lei sarà a Verona con il suo concerto “Berlin Days, Paris Nights”. In scaletta, musica e autori internazionali: Brecht & Weill, Astor Piazzolla… Qual è lo spirito di questa scelta?
Cercherò di catturare il pubblico con una selezione delle mie canzoni preferite. Ovviamente ho un repertorio molto vasto:
da quello su Berlino di Brecht-Weill e le canzoni da cabaret, ma anche l’universo francese di Edith Piaf e Leo Ferrè. Amo il tango argentino, ma anche il jazz della mia città, New York. Mi piace anche interpretare canzoni in yiddish, che sono canzoni di speranza alla ricerca della pace. Dopo tutto, è un repertorio che si crea da solo, con la musica che ho scritto sui testi di Paulo Coelho, Pablo Neruda e Charles Bukowski. In 35 anni di carriera c’è così tanto da dipingere e da raccontare, e io per lo più scelgo le canzoni che vengono dal cuore, che significano molto per me, canzoni che parlano di vita, di perdita, d’amore e sopravvivenza.

Lei ha spesso proposto temi sociali e storici; cosa significa l’impegno nella sua carriera?
Io parlo dell’Olocausto, del conflitto di forte identità per quanto riguarda il patrimonio complicato e doloroso della Germania. Ho sempre cercato di mettere il dito nella piaga per non dimenticare mai la realtà del più orribile capitolo della storia dell’uomo. Mi sento un’artista con una compassione molto forte per le persone che si trovano in situazioni di sofferenza e perdita.

 

Vedi il programma completo del Festival della Bellezza.

Via Regaste Redentore,2,
37129 Verona

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