cerca

Altri eventi

69^ STAGIONE DEL “CIRCOLO DEL CINEMA” – ’71

01 gennaio 1970

REGIA: YANN DEMANGE  (GB, 2014)

DURATA: 99’ – OPERA PRIMA – SOTTOTITOLATO

PREMI: Athens International Film Festival 2014: Miglior film / Berlinale 2014: Menzione speciale della Giuria Ecumenica per la regia / British Independent Film Awards 2014: Miglior regia, Miglior film, Miglior sceneggiatura, Miglior attore (Jack O’Connell) / Dublin Film Critics Circle Awards 2014: Premio per la regia / London Critics Circle Film Awards 2015: Miglior regista britannico emergente, Miglior attore dell’anno (Jack O’Connell) / Munich Film Festival 2014: Miglior debutto nella regia

 

Film d’esordio molto interessante sia per qualità formale che per ottica di approccio, ’71 ci introduce nel cuore dell’Irlanda del Nord del 1971, già da qualche anno lacerata dalla guerra civile (i cosiddetti Troubles), sullo sguardo di Gary: un soldatino inglese (incarnato con trepidante sensibilità da Jack O’Connell) che, alla sua prima missione a Belfast, finisce intrappolato per un’interminabile notte nella terra di nessuno al confine fra la roccaforte  degli estremisti protestanti e i quartieri cattolici dei militanti dell’Ira. Nella fotografia virata sull’ocra di Tat Radcliffe, la scena urbana assume il rilievo di una scenografia teatrale dall’atmosfera onirica e allucinata; mentre lo sceneggiatore Gregory Burke intreccia su passo drammaturgico da tragedia elisabettiana lo scontro fra le frazioni in lotta, senza prender posizione ma badando a far emergere in seno a ogni frangia il complesso nodo di contraddizioni, violenze e doppi giochi. Noto finora per i suoi lavori tv, il francese Yann Demange dirige il tutto con tensione, rigore ed encomiabile essenzialità.

(Alessandra Levantesi Kezich, da “La Stampa”, 9 luglio 2015)

Esordio su grande schermo di un regista di Channel 4 di origine francese, Yann Demange, ’71 ripropone uno schema noto puntando tutto su azione e protagonisti. Adrenalinica e senza tregua la prima, ben costruiti i secondi. Applicando modalità espressive da cinema-verità a uno schema thriller, sulla falsariga del lavoro di Paul Greengrass per Bloody Sunday (2002), ma con meno frenesie e virtuosismi formali, Demange valorizza il contesto e i personaggi. Da una parte il conflitto con le sue assurdità fratricide (le fazioni, l’IRA spaccata, l’odio per la controparte fomentato fin dall’infanzia, la prepotenza lealista), dall’altra figure tragiche caratterizzate da doppiezze shakespeariane. Ottimo cast, con alcuni dei migliori attori irlandesi della nuova generazione (Charlie Murphy, Killian Scott, Barry Keoghan…)

(Mauro Gervasini, da “Film Tv”, 12 luglio 2015)

(…) Ecco un film che vale la pena di scoprire. In concorso a Berlino, poi transitato per altri importanti Festival, è a suo modo un esempio di cinema politico: perché rimanda a tanti altri conflitti in atto nel mondo col relativo indotto di menzogne, equivoci e sofferenze per la popolazione civile (più volte, nel film, a fare le spese della guerriglia sono ragazzini). Lo sguardo che focalizza gli eventi lascia poco spazio all’ottimismo: se i character secondari variano dal corrotto al caritatevole, l’enfasi è posta sulla prevaricazione e sulla dissimmetria dei rapporti tra chi comanda e chi esegue, subendoli, gli ordini. Però quel che rende peculiare ’71 è la scelta dell’esordiente Yann Demange, premiato come miglior regista dal British Independent Film Award, di trattare la materia narrativa nei modi di un film di genere: un survival pieno di suspense che catapulta lo spettatore al centro dell’azione, facendogli provare un’irresistibile identificazione col protagonista, braccato e in difficoltà a capire da dove arrivi il pericolo per la sua vita. Si potrebbe pensare che, dato il soggetto, la cosa sia fin troppo facile; e lo proverebbe la mobilità della macchina da presa incollata al soldato, per restituirne il tumulto fisico e psicologico, lo smarrimento, la paura. Certo, tecniche come la cinepresa a spalla, la steadycam o altre simili, se usate con sapienza, hanno buon gioco nell’indurci a condividere la sorte e i sentimenti di un personaggio in pericolo. Il film, però, non si accontenta di questo. Via via che l’azione si sviluppa, lo spettatore è introdotto – assieme a Hook – a una molteplicità di comportamenti e punti di vista che rendono palpabile la complessità e i lati oscuri del conflitto irlandese; più ancora, forse, di quanto apparisse nei film sullo stesso tema di Ken Loach, Jim Sheridan o Paul Greengrass (e stiamo parlando, comunque, di ottimi titoli). Perfette l’aderenza al ruolo e l’interpretazione di Jack O’Connell. Del suo Hook la sceneggiatura non svela, volutamente, granché (sappiamo che si occupa amorevolmente di un bambino solo quanto lui, probabilmente suo fratello); e tuttavia riesce a farcelo sentire familiare e affine più di tanti altri di cui il cinema ci illustra minuziosamente sentimenti e psicologie.

(Roberto Nepoti, da “La Repubblica”, 9 luglio 2015)

(…) Il cinema britannico non è certo nuovo a narrazioni che consentano di ripensare il lungo conflitto che insanguinò l’Irlanda del Nord tenendo l’Europa e il mondo intero in ansia. Da Jim Sheridan a Ken Loach è lunga la lista dei registi importanti che hanno affrontato la spinosa questione. In questo caso siamo invece dinanzi a un esordio nel lungometraggio di un regista acclamato per la serie Top Boy, il quale non è tanto interessato ad indagare su torti e ragioni degli uni e degli altri o alla ricostruzione storica. Ciò che lo coinvolge e lo spinge a realizzare un film in cui la macchina da presa è in costante movimento non è neppure l’azione finalizzata a se stessa. Gli interessa invece proporre una riflessione (non dimenticando lo spettacolo) sul ruolo assegnato a giovani, ragazzi e bambini in qualsiasi conflitto e ancor più in quelli che lacerano al proprio interno una nazione. A partire dalla recluta Hook (non dimentichiamo che in inglese il termine significa gancio/uncino), ’71 è un susseguirsi di speranze, fragilità, possibilità di futuro che vengono infrante da una logica demolitrice di qualsiasi ideale che non sia portatore di morte per il “nemico” del momento. Chi sembra voler combattere per un futuro migliore da consegnare alle nuove generazioni in realtà ne sta bruciando, giorno dopo giorno, idealmente e materialmente le esistenze.

(Giancarlo Zappoli, da “Mymovies.it”)

045 8005895

Cinema Kappadue
Via Antonio Rosmini, 1,
37123 Verona


Gli eventi consigliati

Scopri tutti gli eventi

il calendario

Programmi per il prossimo weekend?

Programmi per il prossimo weekend?

la newsletter

Rimani aggiornato
Ricevi tutte le novità Carnet Verona, concerti, spettacoli, eventi, manifestazioni...