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69 ^ STAGIONE DEL “CIRCOLO DEL CINEMA” – DIAMANTE NERO (Bande de filles)

01 gennaio 1970

REGIA: CÉLINE SCIAMMA (FRANCIA, 2014)

DURATA: 112’

PREMI: Philadelphia Film Festival 2014: Premio Speciale della Giuria per la Miglior regia / San Sebastián International Film Festival 2014: Miglior regia / Stockholm Film Festival 2014: Miglior film, Miglior fotografia / Women Film Critics Circle Awards 2014: Miglior film sulle donne

 

Vitale, energico e sfrontato ritratto della selfie generation, Diamante nero mette a nudo desideri e inquietudini adolescenziali, paure e complicità. La ritmata, realistica e convincente commedia ha inaugurato lo scorso anno la Quinzaine des Réalisateurs a Cannes, fotografando la forza espressiva ed estetica dei corpi in movimento, l’isolamento e l’unicità dell’età di passaggio con un linguaggio moderno e di strada nel difficile percorso della costruzione dell’identità, con la famiglia a fare da sfondo indifferente. È un cinema istintivo e primordiale visivamente raffinatissimo, costruito sui contrasti e i contatti fisici, che riesce ad aggiornare inquietudini, incertezze e ribellioni dei personaggi di Truffaut, mettendo da parte malinconia e rimorsi nel tentativo di riprodurre idiomi e stili d’una gioventù errante e indecifrabile, dinamica e impaziente. (…)

(Domenico Barone, da “Vivilcinema”, maggio-giugno 2015)

I film di Sciamma sono racconti dedicati a identità in farsi, a un femminile che può rivestire uno stereotipo, assecondare un’etichetta sociale, lasciarsi definire dall’ambiente, restando comunque irriducibile, singolare, in movimento. Fluido – e c’è acqua, sempre. Tentacolare, come le protagoniste di Naissance des pieuvres. Transgenere, come Tomboy. Sfuggente, e rincorsa dalla mdp in tutti i battiti del cuore, alla ricerca di tutti i colori del buio, dei bagliori delle luci. Come fa Diamante nero (titolo italiano ingenuamente coloniale): la storia di Marieme, dalla banlieue con broncio e furore, con un amore allo stato nascente, un padre che manca e una madre assente, un fratello violento, una scuola che non le interessa. E il rapporto con la sorella, una bande de filles che la coinvolge, che la educa a lasciarsi esprimere dalla retorica della strada, un cambio di nome. E, soprattutto, il corpo, che è il teatro di guerra, il luogo d’elaborazione del mondo. Un film che è il racconto dello scambio tra il sociale e l’individuo, di eventi e reazioni, di cambiamenti interiori che si scorgono sulla superficie. Frammenti d’esistenza, nessuna didascalia, zero moralismo: le banlieusard cantano Rihanna, e la scena è inno di grazia e beltà, non visione apocalittica, post-pasoliniana, di gioventù corrotta e mercificata. Non è solo la nemesi del coming of age e dei suoi canoni fissi, un film contro il mélo sociale lava-coscienza: Diamante nero è anche l’altro lato di Bling Ring.

(Giulio Sangiorgio, da “FilmTv”, 21 giugno 2015)

Bande de filles sembra un film di Abdellatif Kechike diretto da Sofia Coppola, tra La schivata e Bling Ring senza le asprezze del primo e il cazzeggio della seconda. E conferma Céline Sciamma come una delle più autentiche esploratrici del mondo giovanile, dalle parti di Van Sant  e Lifshitz, certo non di Larry Clark, fin dai tempi di Naissance des pieuvres,  con uno sguardo sincero, trasparente, mai contaminato da considerazioni morali, extragender, nel senso che riesce a cogliere, decifrare e rappresentare con un’equidistante adesione “neutra” mondi maschili e femminili, ma anche la confusione di essi, come capitava con Tomboy, giocando più sulle percezioni che sui fatti, sulle personalità che sulle azioni. Sciamma non fa dell’intellettualismo, come potrebbe capitare a un regista italiano. Se deve far percepire una svolta nella vita di Marieme, usa, “modernamente” come una clip, Diamonds di Rihanna (da qui il titolo probabilmente italiano, nero perché si tratta di una ragazza di colore), con un senso di karaoke liberatorio, ma senza essere cool e ruffiana, come capitava al pur talentuoso Xavier Dolan di Mommy: entra in un mondo e non impone la sua sensibilità, ma cattura il desiderio, le contraddizioni, i fraintendimenti di questa “banda” di quattro ragazze, che vogliono sfidare il mondo ma senza capire, come farà invece Marieme nel finale, che prima di tutto devono sfidare se stesse: solo così la ragazza timida e sensibile, solitaria e un po’ silenziosa, terrorizzata dal potere dei maschi della famiglia, riesce a trovare la forza e la consapevolezza di lottare per ottenere il risultato agognato.  (…)

(Adriano De Grandis, da “Segnocinema”, luglio-agosto 2015)

Nonostante gli indiscutibili traguardi messi a segno dall’emancipazione, il cinema dominante resta maschio, bianco, adulto e di estrazione borghese. Un’affermazione solo apparentemente contraddetta da un mercato saturo di prodotti per teenager, in verità pilotato da vecchi e scaltri produttori. Per trovare una differenza, nel senso più apocalittico del termine, bisogna guardare agli indipendenti, specie se di sponda francese. Sarà un caso, ma nel giro di un paio di mesi sono arrivati da Oltralpe due coming of age di straordinaria energia, sensibilità e vividezza: a maggio The Fighters, adesso questo Diamante nero, che a dispetto del titolo è un’autentica perla. (…) C’è il tumulto delle personalità in divenire tipico degli adolescenti. C’è la guerra, fisica e allegorica contro i padri e le madri e i fratelli maggiori; ci sono i corpi e il lavoro sui corpi; c’è una labile e quasi impercettibile definizione di gender. Col fatto poi che il film è tutto ambientato in una banlieu “nera” di Parigi, in un’appendice africana, patriarcale e tribale dell’Occidente, il discorso sul sesso acquista una spiccata valenza politica. Femminista. Mai sottolineata, semmai affidata all’evidenza delle immagini, sempre pulite, rigorose, concettualmente geometriche.

(Gianluca Arnone, da “Rivista del Cinematografo”, giugno 2015)

045 8005895

Cinema Kappadue
Via Antonio Rosmini, 1,
37123 Verona


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