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69^ STAGIONE DEL “CIRCOLO DEL CINEMA” – SHORT SKIN. I DOLORI DEL GIOVANE EDO

01 gennaio 1970

REGIA: DUCCIO CHIARINI (ITA/IRAN/GB, 2014) DURATA: 86’ – OPERA PRIMA

PREMI: AKAI International Film Fest Award: Menzione speciale per la regia

 

 La “pelle corta” del titolo è quella del teenager Edoardo afflitto da un problemino nelle parti intime. Siamo sul litorale toscano e tanto il clima quanto la goffaggine (irresistibile) del protagonista ci fanno pensare agli studenti di Roan Johnson come ai primi film di Virzì, a quelli di Lucio Pellegrini e all’attore e regista livornese Edoardo Gabbriellini. Alla toscanità (livornese-pisana), rappresentata in un originale mix di sanguigna materialità e maldestra ingenuità. L’educazione sentimentale di Edoardo procede stretta tra una sovrabbondanza di richiami sessuali, tra i giovani genitori che ne fanno oggetto di continui e invadenti riferimenti e il medico che lo esorta a esercitarsi in proprio, tra la sorellina in fissa con l’accoppiamento del cane di casa e l’amico del cuore che sbava dietro ogni occasione puntualmente persa. Un ingresso nella vita salingeriano, brutale e delicato al tempo stesso. E un promettente debutto per il regista Duccio Chiarini come per l’interprete Matteo Creatini.

(Paolo D’Agostini, da “La Repubblica”, 23 aprile 2015)

 

Non capita spesso, almeno negli ultimi anni, di imbattersi in un film italiano capace di trattare con delicatezza tematiche coraggiose senza scadere nella retorica più bieca. Se, per di più, pensiamo al novero delle opere prime, ottenere un tale risultato sembra ormai impossibile. In questo (piccolo) miracolo è riuscito Duccio Chiarini, già documentarista radiofonico e cinematografico, con la sua opera prima Short Skin. E i rischi di certo non mancavano, visti i tormenti che vive il protagonista Edoardo, diciassettenne pisano sofferente di una fimosi al pene che gli impedisce la masturbazione e lo rende insicuro e impacciato con le ragazze. Mentre tutti intorno a lui  sembrano parlare solo di sesso, Edoardo si rinchiude sempre più nel suo microcosmo solitario e infelice.

Una nuova amica conosciuta per caso e un risvegliato interesse da parte della ragazza dei suoi sogni lo porteranno, però, a uscire dal guscio che si è creato e ad affrontare le proprie paure. Figlio del progetto Biennale Cinema College, Short Skin riesce nel difficile compito di far ridere con garbo e di trattare un argomento drammatico con un buon equilibrio di ironia e seriosità. Al centro della pellicola c’è indubbiamente il percorso (simbolico) di crescita del protagonista, ma a colpire è anche la cura con cui sono scritti i tanti personaggi di contorno, familiari di Edoardo e non. Nessun elemento risulta fuori luogo ed è proprio l’incisivo disegno d’insieme il pregio principale di un lungometraggio che racconta con forza l’universo adolescenziale, e quelle paure che, in modi diversi, sono toccate, toccano o toccheranno ciascuno di noi.

Se non è difficile rimanere coinvolti dalla storia di Edoardo, il merito va anche a una discreta estetica visiva, acerba solo a tratti, e in grado di dare un ulteriore valore alla pellicola. Curioso che, durante la visione, più volte si perdano le coordinate di trovarsi di fronte a un prodotto italiano; Short Skin sembra infatti un film indie statunitense, di quelli che si vedono al Sundance e che poi hanno successo in diverse altre kermesse internazionali.

(Andrea Chimento, da “Rivista del Cinematografo”, aprile 2015)

 

17 anni e un’estate davanti. Edo ha gli stessi problemi della maggior parte dei suoi coetanei, tra cui un amico smargiasso che si crede playboy; una vicina di casa troppo carina che forse ci sta, forse no; la verginità. Ma l’illibatezza di Edo non è questione di timidezza per dirla con Elio e le Storie Tese, “soffre le pene per colpa del pene”, un prepuzio troppo stretto che gli causa dolori atroci a ogni sollecitazione. I tentativi di darsi piacere gli provocano solo frustrazione e indolenzimento; di fare all’amore con la ragazza che gli piace non se ne parla nemmeno; d’altronde il piccolo intervento chirurgico necessario a risolvere il problema dovrebbe essere autorizzato dai genitori e la vergogna è troppa.

L’esordio nel lungo di fiction del fiorentino Chiarini ha il realismo schietto di un racconto di formazione di provincia, ancorato al territorio (siamo a Marina di Pisa) senza fare macchietta della sua regionalità; i suoi giovani protagonisti, prede di voglie e di timori, sono scritti con grazia e inquadrati con onestà, perfino quando la lotta di Edo col suo membro inutilizzabile sfiora il grottesco… Non c’è umorismo triviale, né la rincorsa di modelli d’oltreoceano, ma un’economia narrativa mirabile; il romanzo agrodolce su un ragazzo in cerca della prima volta trascolora in malinconica parabola sulla tristezza che accompagna la scoperta del desiderio e, con essa, la perdita dell’innocenza.

(Ilaria Feole, da “Film Tv”, 26 aprile 2015)

 

Ciò che colpisce di Short Skin non è però la storia in sé (…) quanto il modo in cui viene raccontata. Sarebbe stato facile adottare un umorismo triviale e farcirlo di stereotipi. Il film si caratterizza invece per una comicità genuina, mai invadente, che lascia spazio a momenti seri e riflessivi. (…)

 

(Marco Bolsi, da “sentieriselvaggi.it”, 22 aprile 2015)

045 8005895

Cinema Kappadue
Via Antonio Rosmini, 1,
37123 Verona


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