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Cosmos: Giovanni Frangi e Eliseo Mattiacci

01 gennaio 1970

 QUINTA GIORNATA DEL CONTEMPORANEO

Sino al prossimo 10 ottobre viene proposto alla Galleria dello Scudo un inedito confronto tra la pittura di Giovanni Frangi e la scultura di Eliseo Mattiacci. Pur nella diversità degli esiti stilistici – Frangi è legato a una figurazione che sconfina nell'astrattismo; Mattiacci elabora una sintesi formale di forte valenza simbolica -, i due artisti offrono una singolare riflessione sull'elemento che in natura ha sempre affascinato l'immaginario umano, il cielo, o, nella sua accezione più vasta, il cosmo. 

In un ciclo inaugurato nel 2008 proprio con le quattro grandi tele ora esposte, Frangi alza lo sguardo a osservare uno dei soggetti di più difficile interpretazione in natura, le nuvole, presenze impalpabili e mutevoli che in passato non hanno mancato di stimolare la fantasia di scienziati, letterati e artisti, da Constable a Schifano. Il cielo appare ora nella sua totalità, in una ripresa dal basso priva di orizzonte, pervasiva, dilatata. Il rincorrersi dinamico delle nubi, infiammate nell’ora del tramonto, oppure cupe e minacciose con l’avanzare delle tenebre, diviene emblema del fluido scorrere del tempo, nella perenne sequenza di attimi, come la minuta scansione temporale dei titoli suggerisce – 8,15 pm, 8,18 pm, 9,45 pm, 9,58 pm.

 

 Ogni inquadratura diverge dall’altra per aspetto e intensità di luce. La rapida gestualità con cui sono stese le velature trasparenti, mescolate a polveri e a sottili stratificazioni di pigmenti, accentuano il senso di incostante permanenza del soggetto, che avrebbe trovato massima espressione nella grande tela, imponente per dimensioni (oltre otto metri di lunghezza per quattro metri e mezzo di larghezza) installata all’interno della specchiatura del soffitto nell'ex Oratorio di San Lupo a Bergamo tra il novembre 2008 e il marzo 2009, quasi fosse un affresco del Settecento. 

 

La dialettica tra spazio e cosmo è per Eliseo Mattiacci predominante sin dagli anni Ottanta, quando l’artista conquista un'astrazione nuova, un'idea "aerea, celeste", come la definì Giuliano Briganti, sintesi "di equilibri, di pesi, di gravità, di spazi", con un suo modo del tutto particolare di sottrarre peso alla materia. La spazialità cosmica è ancora oggi il grande tema di Mattiacci, a lungo cercato, interpretato, continuamente esaminato, con sempre nuove elaborazioni, come ha dimostrato l'imponente mostra ai Mercati di Traiano a Roma nell'estate del 2001, la personale allestita alla Galleria dello Scudo e nel giardino del Museo di Castelvecchio a Verona nel 2002, evidente quindi in opere come Capta segnali del 2004 o Sonda cosmica del 1995. Con La Porta del Sole, ideata nel 1993, di cui si propone ora la piccola versione del 2002, Mattiacci ribadisce come ogni suo processo creativo si compia entro le coordinate del giorno e della notte, in un'incessante metamorfosi che parimenti dissolve nel graduale mutamento una stagione nell'altra. Le opere di Mattiacci trasmettono con rigorosa semplicità, con evidenza e immediatezza, il suo messaggio formale: il senso qualitativo di un equilibrio di forze che consente sorprendenti risultati di staticità o di magica sospensione.




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