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“Il Forum Eurasiatico di Verona è diventato il punto di riferimento del malcontento rispetto alle sanzioni, una cassa di risonanza per le imprese che ha contribuito ad affermare la cultura del dialogo contro la cultura della guerra”. Lo ha detto, in chiusura del Forum Eurasiatico di Verona, il presidente di Banca Intesa Russia e dell’Associazione Conoscere Eurasia, Antonio Fallico.
Per l’organizzatore del Forum: “È chiaro che tutto questo debba portare l’Italia a dire no a queste sanzioni all’interno del consesso europeo. Da quando nel luglio del prossimo anno scadranno queste sanzioni, l’Italia dovrà avere mano libera, perché il regolamento europeo consentirà di dire no alle sanzioni e quindi di annullarle concretamente. Questo probabilmente porterà a una risposta positiva da parte della Russia”. Alla terza edizione, cui hanno preso parte oltre 700 aziende, è stata stipulata una partnership con il Forum economico internazionale di San Pietroburgo. “Un gemellaggio – ha concluso Fallico – che porterà i suoi frutti già dal prossimo anno (22-23 ottobre 2015) sia sul fronte istituzionale che, soprattutto, in favore delle imprese”.
Durante la seconda ed ultima giornata, si sono tenuti i seguenti interventi:
“Viviamo le sanzioni nei confronti della Russia con preoccupazione, perché oltre a essere inutili sul piano pratico, produrranno l’effetto di danneggiare l’economia italiana più ancora di quella europea”. Lo ha detto il sindaco di Verona, Flavio Tosi, aprendo la seconda e ultima giornata del Forum Eurasiatico di Verona, organizzato dall’Associazione Conoscere Eurasia in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Gazprombank e Banca Intesa Russia. “Queste sanzioni – ha aggiunto – oltre ad essere dannose sono innaturali: mi auguro che l’Italia, nel caso in cui l’Ue dovesse mantenere il regime sanzionatorio, prenda una posizione diversa rispetto a quella espressa da Bruxelles. E il Forum di Verona – ha concluso Tosi – potrebbe servire anche a questo”.
“Serviranno non meno di 19 miliardi di dollari entro il 2015 per stabilizzare l’economia dell’Ucraina e ci chiediamo chi potrà darceli”. Lo ha detto oggi al Forum Eurasiatico di Verona il direttore generale del Centro studi internazionali di Kiev, Anatoly Orel. “L’Ucraina è in crisi nera – ha proseguito Orel, che è stato ambasciatore dell’Ucraina in Italia – e registra un crollo dell’economia del 9% l’anno. La recessione non ha ancora toccato il fondo, perché il calo di valuta nazionale prosegue così come la fuga dei capitali internazionali. Attrarre investimenti esteri è poi un compito disperato. Nei primi otto mesi dell’anno – ha concluso l’esperto ucraino – il commercio estero si è ridotto drasticamente, con un crollo del 23,5% delle esportazioni e del 6,8% delle importazioni, per effetto della diminuita capacità di acquisto dei cittadini ucraini”.
“Le sanzioni sono un gioco a somma negativa, prima vengono superate meglio sarà per tutti. Queste rendono tutti più poveri, è evidente, ma l’impoverimento non è equamente distribuito ed è più penalizzante per l’Italia”. Lo ha detto oggi al Forum Eurasiatico di Verona il presidente del Consiglio di Gestione di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro. “Vi è un’asimmetria nei rapporti tra Russia e Italia – ha aggiunto -: mentre la Russia può procurarsi prodotti da altri Paesi, come nel settore agroalimentare, o come per la moda rinviare le importazioni, noi non possiamo sostituire le materie prime provenienti da Mosca”.
“L’embargo sta creando problemi enormi nel mercato europeo anche perché la Russia sta aumentando la lista dei prodotti il cui ingresso è vietato. A questi danni diretti si aggiungono gli effetti indiretti, perché l’Unione europea sta individuando i fondi alla copertura della crisi per le imprese agricole direttamente dal bilancio agricolo. I danni creati dall’embargo vengono quindi pagati alle aziende con risorse che vengono tagliate dal proprio bilancio agricolo”. Lo ha detto oggi al Forum Eurasiatico di Verona il coordinatore S&D della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro. Per l’ex ministro dell’Agricoltura, che margine del Forum ha paventato il rischio di un’ulteriore espansione della lista dei prodotti sotto embargo: “L’agroalimentare Ue vale in Russia 13-14mld di euro, contro i 17mld dell’export verso gli Usa. Non è quindi un mercato facilmente sostituibile con altri, per rispondere a chi dice che possiamo trovare canali alternativi. Si tratta – ha concluso De Castro – di un danno che arriva in un momento difficile per l’agroalimentare Ue, dove per la prima volta si fanno tagli all’agricoltura per aggiustare il bilancio di altre economie, ma una Pac utilizzata come bancomat non può funzionare”.
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RESOCONTO PRIMA GIORNATA
Il presidente Fallico: “Le tensioni geopolitiche internazionali con la Russia le stanno pagando sempre di più le nostre imprese”,
Romano Prodi: “Le sanzioni sono un suicidio collettivo”
RESOCONTO PRIMA GIORNATA
Il forum è stato aperto giovedì 23 ottobre dal presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico. “Le tensioni geopolitiche internazionali con la Russia le stanno pagando sempre di più le nostre imprese: il dato comunicato poco fa da Istat sull’export italiano verso Mosca a settembre (-10,2% sul 2013) è purtroppo la cartina di tornasole di una crisi che pesa in primis sulla nostra economia”. Lo ha detto, a margine e in apertura del Forum Eurasiatico di Verona, il presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico. L’organizzatore del Forum ha poi aggiunto: “Solo a settembre sono scomparsi quasi 100mln di euro del nostro export verso Mosca mentre dall’inizio dell’anno l’interscambio con italo-russo si è ridotto di circa 3,2mld di euro rispetto allo stesso periodo del 2013”. Si tratta – ha concluso Antonio Fallico – di una vera e propria sciagura per il nostro made in Italy, che negli ultimi 4 anni in Russia era cresciuto del 66%: per questo il Forum che si apre oggi si pone l’obiettivo di affermare il dialogo tra i due Paesi, già timidamente ripreso la scorsa settimana nel corso del vertice Asem di Milano”.
Romano Prodi ha rincarato la dose. “Le sanzioni sono un suicidio collettivo”. Lo ha detto Romano Prodi, ex presidente del Consiglio italiano e oggi presidente della Fondazione per la collaborazione dei popoli, in un’intervista al Primo Canale della televisione russa, presente all’apertura del Forum Eurasiatico di Verona. Al forum organizzato dall’Associazione Conoscere Eurasia in collaborazione con Intesa Sanpaolo e Gazprombank, Prodi ha aggiunto: “dobbiamo affrontare questa situazione adagio adagio”, perché è una situazione “più grande dell’Europa e della Russia”.
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Discorso inaugurale presidente Fallico: “È un piacere darvi il benvenuto a Verona per il settimo anno consecutivo in questo splendido Palazzo della Gran Guardia, concessoci gentilmente dal Sindaco di Verona Flavio Tosi, per inaugurare il III Forum eurasiatico con il quale vogliamo contribuire a rinsaldare il dialogo, l’amicizia e i rapporti economici e commerciali tra l’Europa, l’Italia e l’area dell’Eurasia.
Dal 2008 al 2011 abbiamo dedicato il Forum alle relazioni economiche tra l’Italia e la Federazione Russa, riscuotendo l’adesione e l’interesse di numerose aziende. Dal 2012 abbiamo allargato i nostri orizzonti sino all’Asia centrale ex sovietica e la Repubblica Popolare Cinese, registrando l’adesione di alcune centinaia di imprese. L’anno scorso al secondo Forum Eurasiatico hanno partecipato ai nostri lavori più di 500 aziende. Quest’anno si sono registrate più di 700 aziende, delle quali 250 provenienti da Russia, Cina, Bielorussia, Kazakistan e Armenia.
Il nostro Forum sin dalla sua nascita non ha ospitato relazioni accademiche, ma si è caratterizzato per la concretezza delle proposte di business e per la presenza di istituti di credito e fondi equity pronti a cogliere la possibilità di finanziare flussi commerciali e progetti di investimenti.
Oggi possiamo affermare senza falsa modestia che il nostro è ormai diventato l’appuntamento più autorevole ed efficace fra i rappresentanti del mondo istituzionale, politico ed economico dell’Italia, dei quattro Paesi costituenti l’Unione Doganale (Russia, Kazakistan, Bielorussia, Armenia) e la Cina.
Per questo salto di qualità mi è doveroso ringraziare innanzitutto il presidente Romano Prodi, che presiede il Comitato Scientifico del Forum e ci dà un costante contributo di idee e di relazioni;il Segretario di Stato Russia-Bielorussia, Grigorij Rapota, i ministri della Commissione Economica Eurasiatica, Tatjana Valovaja e Timur Suleymenov, il Viceministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Aleksej Meshkov, e il Presidente di Confindustria della Federazione Russa, Alexandr Shokhin.
Al tempo stesso esprimo sincera gratitudine a Sergej Razov, ambasciatore della Federazione Russa in Italia, a Sergej Rumas, membro del Presidium del Consiglio dei ministri della Repubblica di Belarus e del Consiglio CEE, ad Andrian Yelemessov, ambasciatore della Repubblica del Kazakistan in Italia, a Li Ruiyu, Ambasciatore della Repubblica Popolare di Cina nel nostro Paese, e a Sargis Ghazaryan, ambasciatore della Repubblica d’Armenia in Italia.
La mia profonda riconoscenza, inoltre, va ai nostri Partner, Intesa Sanpaolo, Gazprombank, Coeclerici e Visa Handling Center, nonché ai nostri sponsor Banca Intesa Russia e Accenture, e ai nostri numerosi media partner.
Vorrei dedicare un particolare ricordo ai moderatori e ai relatori del Forum, e alle decine di attivisti dell’Associazione Conoscere Eurasia, ragazze e ragazzi, italiani, russi, ucraini, bielorussi e cinesi, che su base volontaria prestano la loro opera per l’organizzazione delle nostre molteplici iniziative annuali.
Ovviamente un sentito grazie a tutte le aziende presenti, che testimoniano con la loro massiccia presenza l’importanza e la centralità che rivestono le relazioni economiche con il mondo eurasiatico non solo per l’Italia, ma anche per l’intera Europa specialmente in questo momento storico caratterizzato da una strutturale, persistente e profonda crisi dell’economia globale. Vi assicuro che la stessa testimonianza abbiamo colto nei vari convegni, complementari a questo Forum, che abbiamo svolto quest’anno a Bologna, Milano, Catania, Roma, Torino e New York.
Infine, permettetemi di esprimere anche a nome vostro un ringraziamento particolare a un nostro ospite eccezionale, che malgrado i suoi innumerevoli impegni ha voluto essere tra noi. Mi riferisco a Igor Sechin, Chairman of the Board di Rosneft, la più grande compagnia petrolifera al mondo.
Dall’ 1 gennaio 2015 l’Unione Doganale tra Russia, Bielorussia, Kazakistan e Armenia diverrà Unione Economica Eurasiatica, apportando notevoli benefici sia al business delle imprese degli stessi membri dell’Unione, sia agli imprenditori degli altri Paesi interessati a operare nel nuovo mercato eurasiatico. Si prevede che in tempi brevi all’Unione Economica Eurasiatica aderirà anche il Kyrgyzstan.
Dobbiamo, inoltre, tenere presente che l’Unione Economica Eurasiatica mantiene rapporti strategici economici e commerciali con la Shanghaj Cooperation Organization, che unisce la Russia, la Cina, il Kazakistan, il Kyrgyzstan, il Tajikistan e l’Uzbekistan e che annovera tra i Paesi osservatori l’Afghanistan, l’India, l’Iran, il Pakistan e la Mongolia, e tra i Paesi partner del dialogo la Bielorussia, la Turchia e il Sri Lanka. Si tratta dei tre quinti della superficie del continente Eurasia, che rappresenta quasi il 15 per cento dell’economia globale. Da ciò è facile intuire le enormi possibilità di business che le aziende italiane ed europee potrebbero cogliere, operando in modo determinato e proattivo per contribuire allo sviluppo economico e sociale di quei Paesi.
Tuttavia oggi non possiamo ignorare che le tensioni geopolitiche internazionali minacciano seriamente non soltanto lo sviluppo delle relazioni economiche e commerciali tra Est e Ovest e la crescita dell’economia globale, ma mettono realmente a repentaglio la pace nel mondo. Non a caso papa Francesco spesso rivolge il suo accorato appello contro i produttori di armi che fomentano costantemente le innumerevoli guerre regionali che devastano il nostro pianeta.
Le vicende ucraine sono la cartina di tornasole di uno scontro geopolitico senza precedenti, che non si maschera più della vetera ideologia della lotta tra l’impero del Bene e quello del Male sfociata nella caduta dell’Unione Sovietica. Sembrano, infatti, pretestuose e strumentali le sanzioni emanate contro la Russia sulla base di congetture, smentite poi da fatti acclarati, o addirittura a seguito dei concreti risultati positivi conseguiti con il cessate il fuoco del 5 settembre scorso nell’Est dell’Ucraina.
Noi oggi, da questo Forum, vogliamo ribadire che i popoli e gli operatori economici italiani, europei e americani hanno l’esigenza che la forza della realtà e le ragioni dello sviluppo economico e sociale debbano prevalere sulla forza delle armi.
L’obiettivo concreto di questo Forum è la necessità di affermare il dialogo già timidamente ripreso durante il meeting dei Paesi dell’Aseam, svoltosi a Milano il 16 e 17 ottobre scorsi. E rilanciarlo con convinzione e determinazione sulla base dei genuini interessi dell’Italia e dell’Europa, inducendo i governi interessati a recedere da qualsiasi sanzione.
La governance della politica internazionale e dell’economia globale non può essere monopolare, ma multipolare. In tal modo si salvaguarda la pace e la crescita economica, incoraggiando le aziende a proseguire la strada dell’internazionalizzazione.
Riteniamo necessario continuare a coltivare l’amicizia e la stima che sempre hanno contraddistinto le relazioni politiche, economiche, commerciali e culturali tra l’Europa, l’Italia, la Russia e tutta l’area Eurasiatica.
Tra gli obiettivi di queste giornate anche il focus sullo stato dell’Unione doganale, ancora così poco conosciuta in Italia, e sul cambiamento dello scenario globale che ci attende dal 1 gennaio 2015, quando entrerà in vigore l’Unione Economica Eurasiatica tra Russia, Bielorussia, Kazakistan e Armenia.
Si tratta di un cambiamento epocale che potrà portare nuovo ossigeno al benessere dei popoli ed essere una solida garanzia per la pace nel mondo.
Con questo spirito, dunque, ho il piacere e l’onore di aprire il III Forum Eurasiatico”.
Nel pomeriggio di giovedì 23 ottobre sono intervenute varie personalità.
Carlo Messina, ceo di Banca Intesa, ha affrontato la problematica della crisi del sistema bancario: «Il sistema bancario rappresenta, in quanto tale, l’economia reale. La banca non funziona con operazioni aventi un impatto solo finanziario, ma costituisce la chiave di ogni Paese nel tessuto economico reale». Un passo indietro: l’inizio della crisi. «La crisi, dal 2008 in poi, nasce fra gli Stati Uniti e l’Inghilterra ed ha matrice finanziaria. Questo elemento, divenuto strutturale, quando tocca le banche che operano in un quadro di realtà economica, rallenta la crescita». La crisi ha evidenziato nuove problematiche. «Si è posto il tema di uno Stato che potesse fallire. L’unica entità che si realizzino le condizioni per la crescita». La crescita di Banca Intesa. «Personalmente come Banca Intesa abbiamo costruito, seppur in un contesto di crisi generale, la banca più florida con un’enorme liquidità». Passo decisivo: gli stress test a cui saranno sottoposte le banche europee. «Dopo gli stress test» ha concluso il ceo di Banca Intesa «sarà possibile ricreare crescita in Europa. C’è un fattore di grandissimo pericolo nel contesto europeo: mi auguro che la ragionevolezza tra Usa ed Europa da un lato, Russia dall’altro perché il sistema bancario europeo, in fortissimo recupero, non può permettersi le attuali sanzioni che bloccano di fotto tutti gli sforzi compiuti fin qui». è posta come baluardo a difesa dell’Europa è stata la Bce, non certo i politici europei od altri soggetti che hanno mal governato. La Bce ha riportato le condizioni finanziarie alla ragionevolezza nel senso che nessun Paese è uscito dall’euro. In questo il governatore della Bce Draghi è stato chiaro quando ha affermato che avrebbe fatto qualsiasi cosa per difendere l’euro e quindi lo stesso concetto di Europa. Attraverso operazioni non convenzionali che l’avvicina alle politiche espansive della Fed, la Bce è riuscita a fare recuperare fiducia nel suo complesso, consentendo che si
Sergey Belyakov, presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione Spief, ha evidenziato le conseguenze derivanti all’irrogazione delle sanzioni internazionali alla Russia: «Organizzazioni estere emettevano credito per le nostre economie, una cosa efficace sia per il nostro sistema finanziario che per l’economia reale. Nel periodo delle sanzioni abbiamo assistito alla diminuzione delle banche estere operanti in Russia con conseguente diminuzione dei crediti e sofferenza delle imprese. Rammento, peraltro, che il coefficiente di fiducia non aumenta in base a decisioni di questo genere. Non è giusto che vicende politiche condizionino i tessuti economici di Russia ed Europa».
Andrey Akimov, presidente del management board di Gazprombank, ha posto l’accento sulle cooperazioni estere. «Siamo aperti alla collaborazione internazionale a patto che sia simmetrica. Non vogliamo essere partner minoritari. Le nostre imprese sono pronte per produrre unità tecnologicamente avanzate. Una delle nostre imprese sta cooperando con la Nuova Pignone che ha prodotto una turbina molto ricercata in Russia, scelta tra l’altro anche da Gazprom. Vorremmo sviluppare la cooperazione internazionale in altre direzioni a patto di fare entrare nello sviluppo delle proprie competenze anche le società russe. Vogliamo creare accordi bilaterali non certo l’isolamento».
“Se ci saranno proposte efficienti le prenderemo in considerazione. I flussi di cassa che genera la società ci consentono di portare avanti i nostri piani di investimento in Italia”. Lo ha detto Igor Sechin, Ceo Rosneft, a margine della 1^ sessione di lavoro del III Forum Eurasiatico. Dopo aver ribadito la necessità di far prevalere le ragioni dell’economia sulla crisi politica, il numero uno del colosso petrolifero russo sottolinea così l’importanza del mercato italiano nei piani di investimento della compagnia.
“Le sanzioni significano per l’Europa una perdita di 40 miliardi quest’anno e di 50 miliardi per il 2015, ma la Russia rimarrà partner sicuro e affidabile per l’Italia”. Lo ha detto oggi al Forum Eurasiatico di Verona il vice ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Alexey Meshkov, che ha aggiunto: “Putin ha avuto incontri molto positivi a Milano nei giorni scorsi e sono convinto che alla fine potremo uscire da questa crisi che non serve a nessuno e ricominciare a collaborare con il vostro Paese. Le sanzioni – ha concluso – hanno però stimolato in Russia attività e progetti importanti per la modernizzazione dell’economia, ad esempio in agricoltura”.
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