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I 450 anni dalla morte di Michele Sanmicheli

01 gennaio 1970

I 450 anni dalla morte di Michele Sanmicheli

Verona alla fine del XVI secolo era difesa da mura di diversa tipologia, costruite nei vari periodi, comunale, scaligero e visconteo. Il grande rinnovamento della sua difesa parti dopo il 1517, al termine della guerra di Cambrai con l'Austria, voluto dall'occupante Repubblica di Venezia che incaricò del progetto l'architetto militare più provetto del momento, il veronese Michele Sanmicheli (1484-1459). Nato in contrada S. Tomaso da una famiglia di tagliapietre, scultori e costruttori originari di Porlezza sul lago di Como, Sanmicheli viene festeggiato quest'anno dalla nostra città per il 450°della sua morte.

A Verona Sanmicheli costruì dapprima il bastione di S. Francesco, posto a ridosso dell'attuale omonimo ponte, ed in seguito quasi tutti i bastioni collocati nei punti strategici delle nuove mura, da quello di S. Spirito, a quello di S. Bernardino, S. Zeno, delle Maddalene, di Campo Marzo, della Catena, del Corno e di Spagna. E a cavaliere delle posenti mura collocò le porte del Palio e Nuova, tra quelle di S.Zeno, S.Giorgio e Vescovo. Sulla Porta Nuova, la Serenissima lo autorizzò a porre il proprio nome accanto a quello del doge e dei governatori di Verona.
 Ma è sicuramente Porta Palio il suo capolavoro. Un manufatto che Sforza Pallavicino, governatore generale delle armate venete, considerò come la più superba porta d'Europa, singolare, perchè ha due facce, bugnata e possente all'interno della città e negli atri oscuri alla maniera dell'anfietatro a cui si ispira, serenamente elegante nella nobiltà della facciata verso l'esterno. Porta Palio ha semicolonne e pilastri scanalati – reggono l'architrave a metope classiche – che inquadrano le tre porte sormontate da timpani triangolari e da busti di guerrieri collocati nelle chiavi di volta.  

   
Sarebbe interessante conoscere queste costruzioni al loro interno e nelle viscere sottostanti che si snodano attraverso scale, sotterranei, volte, sale, depositi e cunicoli che consentono l'ininterrotta comunicazione da un punto all'altro delle mura. L'opera sotterranea geniale ha trasformato gli splendidi edifici civili in possenti strumenti bellici. Tutti questi spazi sono oggi occlusi e parzialmente interrati, senza consentire l' esatta comprensione del sistema difensivo di Verona, ma esiste anche un progetto per la loro riedificazione che consentirebbe una passeggiata ininterrotta almeno da Porta Nuova fino a Porta S.Zeno. Michele Sanmicheli fortificò anche Peschiera e Legnago, precorrendo quello che sarebbe stato più tardi, con Mantova, il Quadrilatero risorgimentale. Fu un suo grande merito anche l'idea di recuperare e utilizzare spazi all'interno della città, creando le due grandi vie di scorrimento, come corso Porta Palio e corso Porta Nuova, ancora oggi assi di penetrazione e di uscita dalla città. Mise mano pure alla ricostruzione del ponte Nuovo, dotandolo di poggioli belvedere, come si può ammirare da una bella stampa di Dionisio Valesi del 1747.

Quattro famosi palazzi, appartenuti alle grandi famiglie patrizie veronesi, gli sono infine attribuiti: i monumentali palazzi Canossa e Bevilacqua in corso Cavour e in piazza Brà, affacciato al Liston, il palazzo edificato per gli Honorij, passato in seguito ai Guastaverza, ai Balladoro, ai Malfatti. In lungadige Porta Vittoria, quello dei Lavezzola, poi dei Pompei, oggi sede del Museo Civico di Storia Naturale.
Di invenzione sanmicheliana sono pure i portali del palazzo del Capitano Veneto e del Podestà, in piazza dei Signori, ispirati agli archi di trionfo romani e la cappella Pellegrini nella chiesa di S. Bernardino. Sanmicheli operò anche fuori Verona, per la difesa della Serenissima, a Zara, Corfù, Cipro, Candia e Malamocco, chiave di difesa di Venezia tra il mare e la laguna. Quì edifico il forte S. Andrea, un pentagono splendido, modello di nuove soluzioni militari, una specie di nave da guerra in muratura con feritoie d'artiglieria, cannoniere aperte a pelo d'acqua, minacciose con le loro quaranta bocche da fuoco di grosso calibro.

Ma ritroviamo l'architettura civile di Sanmicheli nuovamente nella costruzione di villa Brenzoni a S. Vigilio sul Garda, nel palazzo delle Trombe di Agugliano, a villa Gualdo di Montecchio Maggiore nel vicentino, a villa Soranza, oggi scomparsa, costruita a Treville, nei pressi di Castelfranco e arricchita da affreschi del Veronese. E sanmicheliani sono molti palazzi delle grandi famiglie veneziane, affacciati su canali e sui campielli, come palazzo Cornaro-Spinelli e palazzo Grimani sul Canal Grande; a Padova, nella basilica del Santo, la grandiosa massa dei seplocri di Alessandro Contarini e di Pietro Bembo; nel duomo di Vicenza, quello di Lavinia da Thiene; a Rovigo nelle tipiche strutture di palazzo Roncali.
Michele Sanmicheli morì nel 1559, a 75 anni di età, per una febbre che lo prostrò fatalmente alla notizia della morte dell'amatissimo nipote Gian Girolamo intento a dirigere i lavori delle fortificazioni da lui progettate. E' sepolto a S. Tomaso cantuariense, onorato al Pantheon di Roma da una statua di Antonio Canova, posta accanto a quelle dei sommi artisti italiani e a Verona, con il monumento che gli fu dedicato in Pradavalle a fianco di corso Porta Nuova, una delle grandi strade da lui progettate. (Gianni Villani) 

 

nella foto palazzo Canossa in Corso Cavour a Verona

Cantina Cesari Gerardo


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