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Itinerari Veronesi Chiese veronesi soppresse o demolite seconda parte

01 gennaio 1970

a cura di Gianni Villani

 

Continuiamo con la seconda parte alla nostra scoperta delle chiese della città soppresse dagli editti napoleonici o demolite per lasciare spazio ad altri edifici. Ne completiamo così il lungo elenco, consapevoli comunque di averne tralasciate non poche, assieme ai diversi monasteri esistenti o andati perduti.

 

S. Alessio. Era una chiesetta molto antica che sorgeva in borgo S. Giorgio, nel sito chiamato Acquatraversa. Accanto alla chiesa venne fondato da un certo Falcone di Avesa anche un ospizio per il ricovero dei pellegrini che si recavano a Roma. Dopo la soppressione del 1806 la chiesa è stata più volte adibita a magazzino. Ora è in dotazione della comunità luterana di Verona.

S. Caterina da Siena. Verso la fine del Quattrocento era stata progettata l’erezione di un monastero per accogliere alcune giovani religiose che volevano entrare nell’ordine di S. Domenico. Il sito fu scelto in località via XX Settembre, dove esiste oggi la sede del Distretto Militare. L’edificio si scorge ancora del tutto abbandonato e cadente al di là di un muricciolo al termine del caseggiato destinato al Distretto.

S. Faustino e il Redentore. Chiesa molto antica e ne parlano ancora i documenti del X secolo. La chiesa venne consacrata il 24 agosto 1675 sotto il nuovo titolo Cristo Redentore, all’incrocio tra via Interrato dell’Acqua morta e via S. Chiara, all’altezza del Teatro Romano. E’ oggi adibita a pizzeria.

Santa Apollonia. Chiesa antichissima, che aveva annesso un ospedale. Nel 1411 alla titolare della chiesa fu aggiunto il nome di S. Macario. Soppressa nel 1806 fu dapprima occupata dai militari e poi venduta dal demanio a Paolo Dompieri. Era ubicata in via S. Chiara al n° 7 e 9. La porta rinascimentale in marmo rosso dell’abitazione al n° 9 è quella costruita nel 1477 per la chiesetta.

S. Francesco da Paola (Terziarie). Nel 1632 una certa Serafina Mariani, vestendo l’abito del Terz’ordine di S. Francesco di Paola, iniziò una vita monastica insieme ad altre quattro compagne, in una casa da lei acquistata nella parrocchia di S. Paolo di campo Marzo. Non vivevano in comune ma ciascuna doveva provvedere al sostentamento col proprio lavoro. Alla soppressione del 1810 gli edifici che si trovavano in via Mazza all’angolo di vicolo Colombine furono demoliti nel 1842 e adibiti a caserma della Guardia di Finanza.

S. Cristoforo Una congregazione di frati e suore degli Umiliati, acquistate alcune case in Campo Marzo, vi si stabilì nel 1214. Vi edificò poi una chiesa ed un convento dedicato a S. Cristoforo. In seguito i frati si trasferirono a S. Maria della Ghiaia e a S. Cristoforo rimasero solo le monache. Soppresse le Umiliate, la chiesa passò alle Benedettine. Nel 1810 gli edifici passarono però ai militari e nel 1850 vi trovò posto anche una scuola per giovani artiglieri. Sotto il Regno d’Italia gli edifici furono adibiti a caserme, ma in seguito vennero bombardati. Servono ora per abitazioni popolari in via Nicola Mazza.

S. Francesco da Paola (2). Padre Giovanni da Paternò dell’Ordine dei frati minimi di S. Francesco di Paola fu a Verona nel 1593 con l’intento di introdurvi il suo ordine. Con l’appoggio finanziario dei conti Massimo e Agostino Giusti e di Giulio de’ Cagalli poté realizzare nel 1596 il suo progetto con l’erezione in Campo marzo di un tempio dedicato a S. Francesco da Paola e di un monastero, restaurati ed ampliati verso la metà del XVIII secolo. Nel luglio 1806 il monastero che contava solo 6 frati e 2 conversi, venne chiuso assieme alla chiesa. Oggi sede della Biblioteca Frinzi dell’Università con annesso il relativo chiostro.

S. Maria della Vittoria vecchia Cangrande II della Scala, in seguito alla vittoria riportata contro il fratello bastardo Fregnano, fece erigere in Campo Marzo una chiesa dedicata a Maria Vergine e a S. Giorgio, detta comunemente della Vittoria vecchia, consegnata in seguito ai Gerolomini che vi costruirono vicino il proprio monastero. La chiesetta, che si trova appena passato il varco che immette in lungadige Porta Vittoria, fu bombardata nel 1945 e della sua struttura rimane ora visibile solo la facciata.

S. Maria delle Vittoria nuova. Insofferenti di versare un canone annuo al monastero di S. Maria in Organo da cui dipendevano, i Gesolomini vollero erigere accanto all’ultimo chiostro una chiesa che fosse esclusivamente loro. Ne iniziarono la costruzione nel 1487 e la ultimarono nel 1512 dedicandola a S: Maria delle Grazie, che fu subito chiamata volgarmente della Vittoria Nuova. Oggi non rimane nulla dell’antico edificio se non un cortiletto con chiostro e puteale nel mezzo del vecchio convento in lungadige Porta Vittoria dopo il n° 37, sede attuale della Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Verona.

S. Marta Nel 1211 il podestà di Verona conte Bonifacio di S. Bonifacio donò a Forzano del Castello sei campi di terreno in Campo Marzo per fondarvi una chiesa ed un monastero per frati e suore dell’Ordine di S. Agostino. Nel 1300 Alberto della Scala rinnovò ed ampliò la chiesa, chiamata prima di S. Maria Maddalena poi di S. Marta. Nel 1810 la chiesa fu demaniata, ma in seguito venduta ai padri Cappuccini che però nel febbraio 1850 furono allontanati dagli austriaci che spianarono tutti gli edifici per costruire sul posto il panificio militare. Oggi la zona è stata concessa all’Università degli Studi di Verona.

S. Francesco d’Assisi I Padri Cappuccini, costretti ad abbandonare S. Marta, riuscirono con l’indennizzo ottenuto ad erigere una nuova chiesa dedicata a S. Francesco d’Assisi in via Cantarane 42. L’imperatore Francesco Giuseppe per onorare il Santo volle contribuire all’erezione della chiesa -con 9 mila lire austriache- che fu ultimata nel 1863. La chiesa ebbe vita brevissima, la più breve di qualsiasi altro edificio sacro a Verona. Nel 1867, con il passaggio di Verona al Regno d’Italia, chiesa e convento furono soppressi ed assegnati al Comune. I Padri Cappuccini finirono al Barana in Borgo Venezia. Gli edifici furono sistemati in seguito per accogliere l’Asilo notturno Camploy trasferito da piazza Isolo. Oggi la chiesa è diventata il nuovo Teatro Camploy su progetto dell’architetto veronese Rinaldo Olivieri.[1]

Santi Zenone e Carlo. I Fatebenefratelli, provenienti dalla casa madre di Milano, vennero a Verona nel 1855, istituendo un piccolo ospedale a Palazzo Peccana[2] in via XX Settembre, dove allestirono pure una cappella dedicata ai Santi Zenone e Carlo. Se ne allontanarono nel primo decennio del 1900. L’edificio in seguito è diventato sede della Scuola Professionale Caterina Bon Brenzoni.

S. Lucia. Un chiesa in onore della santa sicura sanaesisteva fino dal 1194 nel borgo d’Ognissanti (l’attuale zona di stradone Porta Palio). Ma quella che ancora si vede oggi, lungo il caseggiato del Tribunale Militare del corso, fu ricostruita dalle monache benedettine nel 1743. Chiesa e convento furono demaniati nel 1806 e dati all’autorità militare che li trasformò in caserme.

 

[1] Giuseppe Camploy (1794-1889) era proprietario del Teatro Samuele di Venezia e impresario teatrale a Verona. Destinò erede della propria sostanza  (lire 177463, 93) il Comune di Verona, perché fosse devoluto a beneficio dei poveri.

[2] Il Palazzo di Pier Alvise Peccana in via XX Settembre angolo Vetri, aveva ospitato durante il Congresso di Verona (1822), l’arciduchessa Maria Luigia di Parma ex imperatrice di Francia. Il palazzo con l’altro Allegri (sede del Comando della Polizia Stradale) di via S. Vitale furono acquistati dal Comune per adibirli a sede del Comando supremo della piazza di Verona e di alloggio privato (Peccana) per il comandante barone de’ Frimont e dal novembre 1831 del maresciallo Radetsky che vi alloggiò fino al 1849




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