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Mostre

Carlo Zinelli. Visione Continua / Omaggio a Mirko Basaldella

dal 12 ottobre 2019 al 10 gennaio 2020

Fondazione Cariverona, Palazzo Pellegrini

Nelle sale dello storico Palazzo Pellegrini, Via Achille Forti 3/A, Verona, sede istituzionale di Fondazione Cariverona, dal 12 ottobre 2019 al 12 gennaio 2020 prendono vita due mostre, a cura di Luca Massimo Barbero, pensate per restituire al pubblico preziosi nuclei di opere di due autori straordinari, provenienti dalla collezione di Fondazione: Carlo Zinelli (San Giovanni Lupatoto, 1916 – Chievo,1974) e Mirko Basaldella (Udine, 1910 – Cambridge, 1969).

I due percorsi espositivi saranno visitabili tutti i sabati e le domeniche, dalle ore 11 alle 19. L’ingresso è gratuito.

Carlo Zinelli – Tre insetti neri e albero giallo, 1958-1959, 35 × 50 cm, Tempera su carta

 

Carlo Zinelli. Visione Continua

Con Carlo Zinelli. Visione Continua prosegue la riscoperta dell’opera di un pittore unico e dirompente nella sua terra natale, congiuntamente alla conquista di una notorietà a livello internazionale. A lui è dedicata ora una grande retrospettiva al Museo Collection de l’Art Brut di Losanna.
Privo di una formazione artistica, Zinelli vive ai margini del circuito produttivo dell’arte, immerso nel suo mondo di ossessioni visive in cui motivi zoomorfi, floreali, calligrafici e antropomorfi prendono vita su grandi fogli, occupandone interamente le due facciate. È questa una peculiarità tecnica e un unicum nel panorama dell’arte del dopoguerra italiano.

Nei lavori di Zinelli, fantasie oniriche si confondono a drammatici ricordi del fronte, quello della Guerra Civile spagnola del ‘39: un episodio che ne mina definitivamente la salute mentale, portandolo all’internamento in manicomio. È qui che prenderà forma il suo immaginario unico, fatto di elementi drammatici, forme alienanti e squarci ariosi, maturati grazie a una profonda conoscenza del mezzo pittorico, dell’uso del colore e del segno. Una capacità tecnica che Carlo Zinelli apprende nell’atelier dell’ospedale psichiatrico San Giacomo alla Tomba, sotto la guida dello sculture scozzese Michael Noble: qui si dedica ininterrottamente alla pittura, superando la visione di un lavoro svolto esclusivamente nell’ambito della pratica terapeutica. Proprio per la sua libertà espressiva, il suo gesto istintivo e spontaneo, privo di vincoli culturali ed estetici, la sua opera viene comunemente associata all’Art Brut, il movimento promosso da Jean Dubuffet, che pone l’attenzione su soggetti privi di cultura artistica. Allo stesso tempo, per la sua poetica così forte e originale, Zinelli supera gli stessi confini dell’”arte spontanea” diventando creatore di un immaginario fantastico e di un linguaggio autonomo. Lo stesso allestimento pensato ad hoc sottolinea come nell’opera di Zinelli confluiscano elementi di grande potenza evocativa, capaci di rapire e coinvolgere lo spettatore.


Mirko Basaldella – Personaggio d’Oriente, 1957, Cemento dipinto e lamina di ottone, 224 × 42 × 23 cm

Omaggio a Mirko Basaldella

Omaggio a Mirko Basaldella restituisce tredici opere scultoree appartenenti al periodo di visitazioni del mito e della cultura orientale, dei totem, dei reperti assiri, mesopotamici ed ebraici. Una parabola artistica ricca di stimoli, viaggi e suggestioni che porta Mirko Basaldella a percorrere le strade intrise di primitivismo dell’avanguardia, diventando uno degli scultori del Novecento più apprezzati in Europa e Oltreoceano.
Opere come Geremia e Personaggio d’Oriente (1957), esposte alla Biennale di Venezia del 1960, ascrivibili al ciclo dei “totem e personaggi totemici”, testimoniano la grande capacità inventiva di Mirko Basaldella e l’abilità a valorizzare anche un materiale poco nobile come il cemento. Più cruda e austera la prima, sintesi di immagini primarie e arcaiche, a cui fa eco la seconda, impreziosita da elementi in lamina d’ottone.
Avvalendosi in maniera esplicita di esempi di arte esotica e primitiva, Basaldella da forma al suo immaginario attraverso rappresentazioni di grande suggestione emotiva, provenienti da una archeologia indefinita, capaci di trasmettere la percezione di un valore magico. Ad esempio, il Piccolo pescatore in legno (1961) o la Maschera bifronte in bronzo (1962), racchiudono un valore apotropaico, si caricano di inquietudine, alludono a dei possibili significati, piuttosto che piegarsi a una vera e propria narrazione.
Alla fine degli anni Sessanta le sue opere –come Divinità oscura e Profeta (1969)– assumono sembianze che rimandano a espressioni nascoste e sfuggenti valori simbolici, comunicando, seppur nelle dimensioni più ridotte, tutta la loro monumentalità formale.


Fondazione Cariverona, Palazzo Pellegrini
Via Achille Forti, 3/A,
37121 Verona


dal 12 ottobre 2019 al 10 gennaio 2020

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