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Spettacoli

La Macchina del Capo : Marco Paolini al Teatro Nuovo

01 gennaio 1970

Mar 16, mer 17, gio 18, ven 19, sab 20 Febbraio 2010, ore 20.45
Dom 21 Febbraio 2010, ore 16.00
La macchina del capo di e con Marco Paolini. musiche di Lorenzo Manguzzi

Marco Paolini propone La macchina del capo, spettacolo che ha già avuto un’anteprima televisiva, con grande successo di pubblico, su La7 lo scorso capodanno in prima serata. Con l’accompagnamento musicale di Lorenzo Monguzzi, Paolini riprende i suoi “album” giovanili – Adriatico, Tiri in porta e Liberi tutti – ricombinando le storie vecchie con nuovi episodi che ha cominciato a scrivere nel 2008. «Narro – racconta Paolini – di infanzia non protetta da cordoni sanitari di adulti, di primi giorni di scuola, di campetti di periferia, di viaggi in treno e di vacanze avventurose. Narro di un bambino di dieci anni e della sua fretta di crescere, narro non per nostalgia, ma per divertimento e anche perché a volte sembra che da allora sian passati secoli».

Durata spettacolo: 1 ora e 50 senza intervallo

INCONTRIAMOCI CON L’ATTORE
Giovedì 18 Febbraio 2009 alle ore 16.30
nel Foyer del Teatro Nuovo (entrata dal cortile di Giulietta)
incontrano il pubblico veronese

 

Sesto atteso appuntamento con il Grande Teatro 2009-10. In scena, dal 16 al 21 febbraio, La macchina del capo di e con Marco Paolini. Lo spettacolo, dopo il grande successo su La7 il 1° gennaio 2009, è dallo scorso ottobre in tournèe teatrale riscuotendo grandi consensi e facendo registrare ovunque il tutto esaurito.

 

 

Dopo il successo di Don Chisciotte con Franco Branciaroli, il Grande Teatro (rassegna organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Verona con i contributi di Unicredit Corporate Banking e della Provincia di Verona e in collaborazione col Teatro Stabile di Verona) propone, martedì 16 febbraio al Nuovo alle 20.45, La macchina del capo di e con Marco Paolini. Torna dunque a Verona Marco Paolini, il più amato e acclamato “solista” della scena italiana, un artista che ha saputo “inventare” una sua particolare forma di teatro. Egli stesso dichiara di non essere un attore nel senso classico del termine, per quanto sia difficile definire altrimenti questo artista erede dei grandi affabulatori (dagli antichi cantastorie a Dario Fo), popolare e raffinato a un tempo, mai retorico, capace di mescolare l’ironia alla tenerezza della memoria, la satira sociale e la politica alla poesia, il dolore al sorriso.

La macchina del capo prende spunto dagli Album (un romanzo a puntate, finora sei spettacoli) attraverso i quali Paolini ha fotografato il cambiamento della nostra società dagli anni ‘70 ai giorni nostri. Della Macchina del capo andata in onda con grande successo su La7 la sera di capodanno del 2009, Paolini dice: «Ho preso le storie più vecchie che ho raccontato. Le ho prese da Adriatico, Tiri in porta, Liberi tutti, che sono i primi Album, quelli su cui ho imparato questo mestiere che viene dal teatro (non quello d’attore come lo intendiamo di solito), ovvero il mestiere di raccontare storie. Negli Album ho imparato a dosare i personaggi e a mescolarli con il filo della storia, a interpretare e narrare insieme. Ho ricombinato le storie vecchie con episodi nuovi che ho cominciato a scrivere nel 2008. Lorenzo Monguzzi (dei Mercanti di Liquore) mi accompagna in questo esercizio. Narro di infanzia non protetta da cordoni sanitari di adulti, di primo giorno di scuola, di campetti di periferia, di viaggi in treno e di vacanze avventurose. Narro di un bambino di dieci anni e della sua fretta di crescere, narro non per nostalgia, ma per divertimento e anche perché a volte sembra che da allora siano passati secoli. Questo è l’unico impegno che stavolta ho preso con il pubblico. Se c’è dell’altro nello spettacolo, non ce l’ho messo io».

Nella Macchina del capo il protagonista, Nicola, è alle prese con l’uomo nero e con le “femmine”, con la scuola, le tabelline, l’arte dello “scancellare”, la colonia, il campetto di calcio, la guerra tra bande, le giostre, ovvero – in una sorta di romanzo popolare di iniziazione – con le prime importanti fasi della crescita, dall’infanzia alla prima adolescenza. Sono, insomma, le prime fondamentali tappe di un viaggio all’interno di una vasta rete di rapporti umani tra cui, determinante, è quella tra genitori e figli.

Lo spettacolo, che è diverso dall’edizione andata in onda su La7, è in tournée da ottobre nei principali teatri italiani riscuotendo un ampio consenso di pubblico e di critica e facendo registrare ovunque il tutto esaurito. Paolini vi mescola italiano e dialetto veneto in un insieme musicalmente armonioso e godibilissimo all’insegna di una semplicità e di un’immediatezza che appassionano lo spettatore.

La macchina del capo, un “ritratto di un’Italia di periferia, vista su scala ridotta, tra la Pedemontana e il mare” è un racconto alla maniera di Paolini, in cui la parola e il gesto, sapientemente dosati, si trasformano in immagine in movimento che crea e diventa spazio, che apre e chiude squarci di tempo, che coinvolge lo spettatore riuscendo magicamente a cambiare la dimensione stessa del tempo, “perché – sostiene Paolini – passato e futuro si possono scegliere”.

Lo spettacolo è vicino alle atmosfere di Monicelli. Nicola e i suoi compagni di crescita, sono infatti un po’ degli “Amici miei” visti in età adolescenziale. Le loro “zingarate”, più innocenti, sono giocate con altrettanta ironia.

Due, come per i precedenti cinque spettacoli del Grande Teatro, gli incontri nel foyer del Teatro Nuovo con il pubblico. Giovedì 18 febbraio alle ore 16.45 nell’ambito di INVITO ALLA VISIONE, Simone Azzoni parlerà dell’ “Io narrante di Marco Paolini tra monologo e cronaca per una definizione di teatro di narrazione”. A seguire, alle ore 17.00, Marco Paolini incontrerà il pubblico con la conduzione di Giovanna Zofrea. L’ingresso a entrambi gli incontri è libero.

Dopo il debutto di martedì 16 febbraio, repliche tutte le sere fino a sabato 20. L’ultima replica, domenica 21, sarà invece alle ore 16.

Informazioni ai numeri 0458006100 e 0458077201.

 

Le foto dello spettacolo sono di Antonella Anti

Chiesa di San Rocco


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