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Spettacoli

Ritorna al Camploy “L’altro Teatro”

01 gennaio 1970

Foto Antonella Anti

Ritorna al Camploy “L’altro Teatro”, giunto quest’anno alla settima edizione, che prenderà il via venerdì 17 dicembre per proseguire fino al 24 maggio 2011.

Presentata dall’assessore alla Cultura Erminia Perbellini, la rassegna è organizzata dall’assessorato alla Cultura del Comune di Verona in collaborazione con Arteven e con il sostegno della Regione Veneto e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Presenti il direttore artistico della rassegna Gian Paolo Savorelli e il direttore di Arteven Pierluca Donin. “Questa rassegna – spiega l’assessore Perbellini – completa l’offerta teatrale pubblica cittadina: si tratta di una proposta culturale alternativa, con un teatro  impegnato e d’innovazione, ma allo stesso tempo comprensibile e divertente. Inoltre – conclude Perbellini – i prezzi contenuti dei biglietti hanno lo scopo di avvicinare al teatro il maggior numero di cittadini e in modo particolare i giovani”. Quattordici le serate in programma, suddivise in sette spettacoli di prosa e sette di danza, tutti all’insegna della contemporaneità e della sperimentazione.

Ad aprire “L’altro Teatro” venerdì 17 dicembre sarà lo spettacolo “Thom Pain”. Tutti gli spettacoli iniziano alle 20.45. Questi gli spettacoli in programma: Per quanto riguarda la prosa, in apertura, il 17 dicembre, va in scena Thom Pain (basato sul niente), una cavalcata di parole nell’interpretazione di uno dei giovani attori più amati e premiati del cinema italiano, Elio Germano, che ne cura anche la regia. Scritto cinque anni fa dall’allora quarantenne drammaturgo americano Will Eno, Thom Pain è il ritratto di un antieroe solitario, di un amante tormentato e pazzo, di un esistenzialista a tratti comico e a tratti caustico, di un poeta filosofo che è anche, di volta in volta, prestigiatore, consigliere, canaglia, confessore, seduttore. Un uomo che è allo stesso tempo un ottimista ferito e un pessimista speranzoso. Le sue riflessioni apparentemente inconsistenti e sconnesse, ci raccontano del suo passato, del suo percorso esistenziale ma anche di altre storie, tra un esercizio di esistenzialismo e una esplorazione di stampo beckettiano. Una nuova produzione BAM teatro – INFINITO snc, che nella versione originale si è aggiudicata il Fringe Award 2005 all’Edinburgh International Festival ed è stata finalista nella sezione Drama del Premio Pulitzer nello stesso anno. Seguirà, il 25 gennaio, Erodiade di Giovanni Testori, diretta da Pierpaolo Sepe e interpretata da Maria Paiato, una nuova produzione di Teatro Eliseo e Teatro Stabile del Veneto che ha debuttato lo scorso 14 ottobre al Teatro Olimpico di Vicenza. Sepe la presenta come un’Erodiade “ridotta alla sua essenza, privata di ogni orpello scenico, una messa in scena nuda e feroce, come nudo e feroce è l’animo di Erodiade”. Una lunga catena di parole a ritrarre una donna infuriata, una regina rifiutata nel suo bisogno di dare e avere amore che sfida il Dio di Giovanni Battista. Erodiade, antica concubina di Erode, rivela le vere motivazioni della decollazione del Battista: lei ha spinto la figlia Salomè tra le braccia di Erode e le ha fatto chiedere la testa di Giovanni, colpevole di aver rifiutato il suo amore. Ferita, esposta all’abisso crudele e insensato dell’amore, Erodiade si ritrova su un baratro. In scena prende così vita, attraverso le sue parole roventi, una lotta senza scampo tra due amanti e il Dio che tra loro si frappone. Il 15 febbraio, per il terzo appuntamento con la sezione prosa, è in programma una produzione Gli Ipocriti – M.B. Nuovo Teatro dal titolo Santos. Tratto da un racconto poco noto di Roberto Saviano (celebre, in Italia e non solo, per il suo romanzo  Gomorra), viene proposto nell’adattamento teatrale di Giuseppe Miale di Mauro e Mario Gelardi che ne cura anche la regia. Per Saviano Santos “è la gioia di una partita a pallone fatta per strada”, un racconto sullo sport, e sul calcio, come possibilità di salvezza. In scena prende vita la storia di quattro ragazzi assoldati come vedette della camorra, e di un giovane boss. La pièce racconta la loro "carriera" nella malavita e le scelte di ognuno tra calcio e delinquenza. Una favola nera dove il gioco del calcio in una piazza rivela un piccolo mondo. Dove ci sono buoni e cattivi, tradimenti e sacrifici, chi realizza i suoi sogni andandosene e chi resta a fronteggiare una difficile realtà. Il gioco come metafora della vita, il calcio come unica soluzione per uscire da una realtà che appare misera. Una storia densa di emozioni e avvenimenti, in cui la passione salva la vita. Il quarto appuntamento, il 23 febbraio, è con un progetto per una nuova messa in scena di e con Lorenzo Gleijeses. Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Stabile di Calabria e tratto da Cerimonia per un negro assassinato del geniale regista-drammaturgo spagnolo Fernando Arrabal (1932) il cui teatro è stato definito “brutale, sorprendente e gioiosamente provocatorio”. La piéce, catalogata fra le opere più suggestive del teatro dell’assurdo, prende corpo in una dimensione che presto assume contorni spiccatamente meta-teatrali. Cerimonia, che vede in scena anche Anna Redi e Manolo Muoio, è una riscrittura scenica che si avvale di molteplici forme espressive. Costretti nello spazio claustrofobico di una stanza, personaggi sorprendenti e stranianti non possono evitare di “giocare al teatro”: in questo modo, nascono, si trasformano e scompaiono. Una sorta di “studio” su alcuni artisti che non hanno saputo coniugare la loro visione dell’arte con la vita quotidiana, feriti a morte dalla propria stessa arte, e sulle derive della società dello spettacolo, con le connesse problematicità dello spazio mediatico contemporaneo.

Sarà la volta, il 10 marzo, della Notte poco prima della foresta, del regista colombiano Juan Diego Puerta Lopez, romano d’adozione dal 1996, che rende omaggio al drammaturgo francese Bernard-Marie Koltès che fece della ribellione il suo stile di vita e l’argomento principale dei suoi scritti. Protagonista un toccante Claudio Santamaria che torna in teatro dopo tanti successi cinematografici e televisivi. Prodotto dal Nuovo Teatro diretto da Marco Balsamo, lo spettacolo è un viaggio visionario di parole e gesti, affascinante e sperimentale, un fiume dirompente di parole. Un uomo, straniero nel mondo, vive il ricordo, la nostalgia e la rabbia raccontando la sua vita di emarginato a uno sconosciuto, straniero come lui, fermato per strada in una notte desolante. Una suggestione legata all’indefinito, al buio, al profondo. Le sonorità rock e dissonanti delle musiche originali di Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro, e le istallazioni sonore di Giuliano Lombardo accompagnano lo straniero in questa notte che forse precede il suo ritiro nella foresta.

Il 17 marzo penultimo appuntamento con la sezione prosa: in programma  La malattia della famiglia M di Fausto Paravidino (attore-autore scoperto e lanciato nel settembre 1999 dal prestigioso Premio Riccione) che ne cura anche la regia ed è in scena nel ruolo del fratello. Una storia familiare, prodotta dal Teatro Stabile di Bolzano, che riguarda due sorelle, un fratello, un padre malato, una madre assente e un medico che racconta da testimone una vicenda in cui si rivelerà anche implicato. Una storia a più voci dove ciascuno è solo con le sue difficoltà a comunicare ed è incapace di risolverle. Un racconto diretto e poetico del disagio esistenziale di una famiglia allo sbando nella provincia italiana di questi anni. Una commedia in cui tutti i protagonisti ruotano attorno a domande tipo “Mi ami? / Mi vuoi bene?” incerti tanto delle risposte che dei loro stessi sentimenti.

 Il 26 marzo chiude la sezione prosa uno spettacolo inquietante, comico e poetico che arriva da Berlino dove la compagnia che lo mette in scena risiede dal 2001: Hotel Paradiso per la regia di Michael Vogel, protagonista la Familie Flöz. Un gruppo eterogeneo e bizzarro, un pool internazionale di teatranti (attori, musicisti, ballerini, registi, creatori di maschere, light designer, costumisti, drammaturghi e altro ancora, provenienti da dieci nazionalità diverse) dalla poetica originale, indiscussi maestri del teatro di maschera: un teatro di piccoli gesti senza parole. Nonostante le maschere rigide dei personaggi, sul palco si passa dalla danza all’arte acrobatica, dalla clownerie all’improvvisazione, dalla magia alla pantomima. In scena prende vita un giallo ambientato sulle Alpi, ricco di umorismo e sentimenti travolgenti. In un piccolo e tranquillo albergo di montagna, gestito con rigore da un’anziana capofamiglia, succedono strane cose. Una miscela raffinata e poetica di maschere e musica, un teatro da sogno o da incubo, intricato e meraviglioso, magico e spettrale. Per quanto riguarda la sezione danza i sette spettacoli permettono al pubblico di apprezzare la molteplicità di inclinazioni e declinazioni che contraddistinguono la coreografia contemporanea, capace di farsi attraversare da sguardi rivolti a presente, passato e futuro allo stesso tempo, traendo spesso ispirazione da celebri capolavori. 

 Primo appuntamento il 19 gennaio con il Balletto di Roma, Ente Nazionale del Balletto, e con un titolo shakespeariano per eccellenza, Otello. Per  il suo cinquantesimo anno di vita, il Balletto di Roma propone una coreografia di Fabrizio Monteverde, maestro del dance-drama “post romantico” che dopo il successo di critica e pubblico riscosso con il suo Giulietta e Romeo, si cimenta in una nuova rivisitazione ispirata a un testo del Bardo. Un’esplorazione contemporanea e provocatoria della tragedia, essenzialmente su musiche di Antonin Dvoràk, che ruota soprattutto attorno agli snodi psicologici della vicenda e ai rapporti, ambigui e complessi, del triangolo Otello-Desdemona-Cassio. I tre appaiono spesso, grazie agli intrighi di Jago, personaggi intercambiabili, ma anche “maschere” del “non detto”, in questa narrazione danzata che mira a svelare ed esaltare le pulsazioni della passione che si celano dietro la ragione, piuttosto che a ripercorrere la vicenda.

 È la volta, il 4 febbraio, della compagnia veronese ErsiliaDanza in Butterfly su musica di Giacomo Puccini. Dopo avere curato la regia dell’opera di Puccini per il festival di Pergine nel 2007, la coreografa Laura Corradi ritorna a Butterfly per scavare nel personaggio e nella sua vicenda con gli strumenti propri della danza, rivisitando la storia dolce amara di Butterfly e raccontando di un desiderio a lungo cullato. Alla arie pucciniane si aggiungono le musiche originali di Enrico Terragnoli e Fabio Basile che traghettano il dramma verso la contemporaneità, in uno spettacolo che si concentra sul tema dell’attesa amorosa della protagonista, capace di svuotare il presente di ogni significato, e su  altre forme di attesa, approfondendone gli aspetti umani e filosofici.

 Il 18 febbraio la compagnia Dergah Danza Teatro di Genova propone, con Il quattordicesimo fiore, una riflessione su sacrificio e sacralità, ispirata ad alcuni temi presenti nel libretto della Sagra della primavera di Igor Stravinskij, coreografia di Giovanni Di Cicco e Francesca Zaccaria. La danza viene qui declinata come un'occasione iniziatica, come un'esperienza di ebbrezza vitale che precede il sorgere delle convenzioni. Momento di contatto tra universo corporeo ed incorporeo, così come viene praticata in molteplici tradizioni. Una rivisitazione dell'opera rivoluzionaria del grande coreografo russo Vaslav Nijinsky, che attraverso la danza mira ad aprire una porta di passaggio tra mondo materiale, umano e divinità interpretando il sacrificio del danzatore come ciò che forse ancora consente un utilizzo sacro dello spazio scenico.

 Il Gruppo E-Motion diretto da Francesca La Cava presenta, il 4 marzo, Water, un percorso sulle molteplici valenze e sui plurimi significati associati, ieri come oggi, all'acqua: bisogno, piacere, quotidianità, forza, speranza. Traendo ispirazione dall'elemento acqua, fonte di vita e morte, felicità e disperazione, benessere e povertà, Water è un viaggio di corpi danzanti, accompagnati da musica e parole, attraverso il significato e l'importanza dell'acqua nella nostra vita.

 Il 1° aprile la compagnia A.I.E.P di Ariella Vidach, molto apprezzata per la ricerca nell'ambito della videodanza e del rapporto uomo-macchina, porta in scena la sua nuova produzione .Mov, un’indagine sul comportamento umano. In un succedersi di quadri drammaturgici stilizzati, suoni e coreografia suggeriscono frammenti di quotidianità: conflitti, violenze e prevaricazioni, ma anche fragilità, inquietudini, paure. Nella contrapposizione microcosmo e macrocosmo emergono spaccati di vita che svelano lati nascosti dell’indole umana. Come nel campo dell’informatica ".mov" indica l’estensione di un file che assembla contenuti audio e video, lo spettacolo mira a fondere in un’unica dimensione suono, immagine, corpo, pensiero e movimento.

 Il 14 aprile è la volta della Spellbound Dance Company che propone Le quattro stagioni sulla celeberrima partitura vivaldiana integrata dalle musiche originali di Luca Salvadori, “frammenti musicali eterogenei che di volta in volta accendono un piccolo riflettore su un dettaglio significativo". Anche in questa ultima produzione il direttore-coreografo Astolfi coniuga con maestria danza contemporanea, hip hop, modern jazz, atletica e neoclassico. Le sue Quattro stagioni abitano fuori e dentro un piccolo spazio, un luogo che di volta in volta innalza, trascina, soffoca, che ripara, unisce, protegge. Per poi trasformarsi in un  posto misterioso da cui osservare le stagioni che mutano, e ancora in un luogo da cui partecipare in prima persona al ciclo della natura che si rinnova.

Chiude la rassegna dedicata alla danza contemporanea, il 24 maggio, un importante appuntamento con l’Arsenale della Danza, compagnia di giovani danzatori italiani e stranieri guidata artisticamente dal coreografo afro-brasiliano Ismael Ivo, direttore della Biennale Danza di Venezia dal 2005. Dal 2009 Ivo sta curando, per la Biennale, il progetto “Grado zero”  focalizzato sul tema del corpo e della bellezza visti in riferimento alla coreografia e al pensiero contemporanei. Un progetto ampio che parte dalla conoscenza delle diverse visioni sul futuro della danza per sviluppare e finalizzare la creatività di giovani talenti, sperimentare nuove forme e nuovi linguaggi. Una nuova creazione verrà presentata nei maggiori teatri del Veneto, tra cui il Camploy, dove si esibiranno diciotto giovani danzatori formatisi sotto la direzione dello stesso Ismael Ivo e di altri prestigiosi maestri della danza mondiale.

 

 Orario d’inizio di tutti gli spettacoli: ore 20.45. Particolarmente contenuto il prezzo degli abbonamenti (in vendita solo presso Box Office e in teatro) abbonamento prosa (sette spettacoli)  30 euro abbonamento danza (sette spettacoli)  30 euro Prezzi per i singoli spettacoli posto unico         9 euro posto unico ridotto     7 euro Nelle serate di spettacolo vendita biglietti al Teatro Camploy dalle ore 20.

Prevendita tramite circuito GETICKET (numero verde sportelli di Unicredit Banca ABILITATI 800323285) e CALL CENTER (tel. 848002008). Biglietti on line su www.geticket.it Servizio biglietteria anche presso BOX OFFICE (via Pallone12/a, tel. 899199057). Informazioni ai numeri 045 / 8008184 – 8009549, sul sito www.comune.verona.it , e scrivendo a spettacolo@comune.verona.it .  

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