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Spettacoli

Van Gogh e l’arte come fatica di vivere – Il Grande Teatro

dal 19 novembre 2019 al 24 novembre 2019

Teatro Nuovo

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ph di copertina Francesca Fago


Con “L’odore assordante del bianco”, per la rassegna Il Grande Teatro, Alessandro Preziosi porta al Teatro Nuovo il ritratto del pittore olandese: «Questo ruolo l’ha scelto il mio inconscio»

In una scena pervasa dal colore bianco, Alessandro Preziosi diventa uno degli artisti più controversi nella storia della pittura moderna, un genio incompreso in vita, ma che più di tutti ha lasciato un segno netto, proprio come le sue pennellate colorate, nel cuore di chi si è trovato davanti a una sua opera, almeno una volta nella vita. Preziosi è Vincent Van Gogh in “Vincent Van Gogh – L’odore assordante del bianco” di Stefano Massini, al Teatro Nuovo di Verona, dal 19 al 24 novembre 2019 (da martedì a sabato alle 20.45; domenica alle 16).

 

Intervista di Agnese Ceschi

Preziosi, lei torna a Verona con uno spettacolo collaudato e un personaggio con cui convive da più di qualche anno. Cosa rappresenta per lei Van Gogh?
L’incarnazione dell’artista che umanamente e professionalmente andrebbe riconosciuto e rispettato. Solo che per essere considerati tali bisogna avere la capacità di abbattersi sulla tela come faceva lui: l’idea di vivere per riprodurre delle cose. Un paradigma difficilmente emulabile e molto duro, per questo interpretarlo è stato per me un motivo di crescita dal punto di vista artistico,
nonostante io faccia l’attore e non il pittore.

Van Gogh è stato un artista che ha sperimentato la solitudine più difficile…
I sacrifici, le rinunce e le umiliazioni sono state tante per lui. Ha vissuto una vita in contrasto con la società in cui viveva.

Una condanna o una scelta?
Assolutamente una scelta. Lui dice: “Se vengo considerato oggi erbaccia, ma io mi sento grano, se quando non ci sarò più i miei quadri varranno qualcosa, vuol dire che anche oggi io sono grano”. Ha una vocazione così forte che, se riesce a vendere a stento un quadro che il fratello gli compra, per lui il ritorno economico è sufficiente se gli permette di ripagarsi il materiale che usa per dipingere.

Lei interpreta Van Gogh al culmine della follia, quando verso la fine della sua vita è recluso in un manicomio…
La sua è un’auto-reclusione generata da una grande consapevolezza: lui comprende che per continuare ad avere a che fare con se stesso deve contenere i suoi attacchi di schizofrenia e la sua incapacità di gestirsi da solo. I suoi sono disturbi di percezione della realtà che però non gli impediscono di dipingere; anzi, questo è il momento in cui lui crea di più.

Perché è il bianco il colore dominante della scena?
Perché Van Gogh è impossibilitato a dipingere. Infatti le pareti sono bianche, addirittura i fiori lo sono. Come può dipingere senza colori? Noi spieghiamo come il suo processo creativo passa attraverso i libri letti, i quadri dei colleghi, i ricordi da bambino. Approfondiamo la natura dell’artista e scopriamo come l’arte sia estremamente faticosa da vivere, al di là della pazzia di Van Gogh. L’arte necessita di un processo di creatività che mette insieme tutti i momenti della vita di una persona, nel bene e nel male.

Questo è un testo di drammaturgia contemporanea. In che modo si può parlare di temi universali con un testo su un pittore del Seicento?
L’autore Stefano Mazzini, anche se scrive di un artista del Seicento, ha richiamato tematiche universali come il ruolo dell’artista, il rapporto dell’uomo con la malattia, in particolare la psichiatria, la gestione di persone affette da malattie psichiatriche e la regolamentazione in certi luoghi di cura, per finire con un discorso sull’arte che circola in giro per il mondo e che non è compresa oggi, ma magari lo sarà domani.
Che traccia è rimasta in lei di questo personaggio?
Van Gogh ha un tipo di emotività che mi è mancata quando non l’ho più avuta; è un personaggio frutto di un lungo percorso e di un lavoro comune tra me, il regista e il produttore. E poi i personaggi che interpreto spesso corrispondono a un momento preciso della mia vita.

In che senso?
Van Gogh temeva di diventare adulto, cioè smettere di giocare e perdere l’immaginazione. E quando è arrivato questo ruolo, volevo vedere la realtà per quella che era e Van Gogh si è dimostrato il passe-partout perfetto. Probabilmente me lo sono andato a cercare, nella memoria polverosa del mio inconscio.

Perché proprio Van Gogh?
Era l’odore assordante del bianco. Mi affascinava la riflessione legata al colore: riuscire a sentire la mancanza del colore senza che ci fosse dolore. Il bianco è il foglio vuoto. Per un pittore immaginare di avere una tela bianca che va riempita di colore è quanto di più doloroso e difficile ci sia.

E lei ha mai sperimentato la tela bianca?
«Certo. Molto spesso mi sono trovato in una situazione di difficoltà creativa, umana e morale.
Fa parte della vita.


Lo spettacolo fa parte della rassegna teatrale Il Grande Teatro 2019/2020, organizzata dal Comune di Verona in collaborazione con il Teatro Stabile di Verona. Scopri la rassegna completa CLICCANDO QUI.

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Teatro Nuovo
Piazza Francesco Viviani, 10,
37121 Verona


dal 19 novembre 2019 al 24 novembre 2019

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