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Aneddoti e situazioni esilaranti dei millennials a Villa Venier

30 Giugno 2024

di Federica Clemente

 

Il palco di Villa Venier martedì 16 luglio, per Venerazioni, la rassegna che porta in scena i talenti delle Venus di oggi, ospita un grande nome della stand up comedy italiana: Giorgia Fumo. La versione estiva del suo show dal titolo “Pressione bassa” è un manifesto dei trentenni di oggi, tra situazioni comiche e osservazioni acute, un viaggio nella vita dei millennials.
Ma chi sono i millennials? Ne abbiamo parlato proprio con la protagonista Giorgia Fumo che ha iniziato a creare questo spettacolo nel 2019 e ora ci presenta questa versione estiva (tratta dall’invernale “Vita bassa”), raffinata e molto diversa dalle prime interpretazioni.

«Secondo le suddivisioni generazionali proprie del mondo del marketing da cui provengo, i millennials sono/siamo i nati tra il 1980 e il 1996 e siamo una generazione con comportamenti molto specifici e particolari. Io parlo dei millennial perché è la mia generazione, quella che forse ha avuto la trasformazione più grossa e la metto a confronto con le altre generazioni. Parlo tanto dei boomers, parlo delle manie dell’una e dell’altra. Lo spettacolo alla fine un po’ racconta, un po’ prende in giro tutti, senza giudizi».

 

Ci fai un identikit del millennial?
«Non è facile fare un riassunto, ci ho scritto lo spettacolo apposta. Di fatto siamo la generazione a cui era stato promesso un futuro brillantissimo, siamo stati bambini negli anni ’90 in un periodo in cui le cose andavano bene e ci siamo ritrovati adulti con molto meno di quello che ci si poteva aspettare. Facciamo i conti con questa mancanza di risorse, ma ci guardiamo e stranamente siamo autoironici. Noi, rispetto alle altre generazioni, ci prendiamo molto più in giro da soli. Siamo stati anche l’ultima generazione ad avere delle esperienze localizzate, i ragazzi di adesso hanno accesso a contenuti diffusi, possono guardare serie in lingua originale in contemporanea con gli Stati Uniti; noi, invece, eravamo legati al gruppo della città, dei compagni di scuola e del quartiere. Lo spettacolo però è proprio uno spaccato della vita dei millennials, senza paragoni con la generazione x e quella z. Una cosa che proprio non sopporto sono le frasi “quando noi eravamo giovani si stava meglio… Ai nostri tempi non succedeva”, è un segno che si sta invecchiando, quindi per principio non le dico».

 

Chi c’è tra il tuo pubblico?
«Una cosa che mi piace tanto è che diverse generazioni hanno approcci diversi ai miei contenuti. I giovanissimi si passano i reel o i video di tik tok, si fanno le citazioni, interagiscono più sui social; i più grandi invece sono venuti a vedere lo spettacolo e lo raccontano. Una cosa molto bella è che spesso le donne sulla trentina portano le mamme e le zie a vedere lo spettacolo, in gruppo, un’occasione di condivisione. I giovani, invece, vengono in gruppi più piccoli, donne giovani e ragazze anche da sole. È bello vedere che anche i più giovani, che hanno budget più limitati, decidono di investire e comprare un biglietto per un’abitudine più spiccata a regalarsi esperienze di questo tipo. La gente ha voglia di teatro, ha voglia di esperienze live tutti insieme; dopo la pandemia, la gente, per quello che ho visto, è stufa di esperienze solitarie che non condivide con nessuno».

 

Come vedi il mondo dei social, tu che li usi tantissimo…
«Ci ho lavorato molto e con la pandemia, quando non c’erano palcoscenici per nessuno, c’erano solo i social e paradossalmente è stato un momento di livellamento perché non importava più se vivevi a Roma o a Milano o in un paesino, se avevi qualcosa da dire o un pezzo spiritoso avevi il contatto diretto con il pubblico».

 

Opportunità o minaccia?
«Io credo che i social siano un’opportunità, credo anche che siano una tecnologia che ti abilita a fare tante cose ma ti abilita anche un abuso e un cattivo uso. Sono costruiti per fartici passare tanto tempo e stanno in piedi se ci sono aziende che investono. Ci vorrebbe un rifasamento dei giovani ma soprattutto di molti adulti. I giovani essendoci nati, tutto sommato li sanno usare meglio, sono consapevoli dei limiti; molti adulti invece hanno un approccio molto ingenuo e questo è preoccupante perché molto spesso questi sono gli adulti a cui i bambini chiedono informazioni su come usarli».

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