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Buongiorno Siora maschera!

29 Gennaio 2024

La storia delle maschere del Carnevale veneziano: un lungo viaggio nel tempo che ripercorre i fasti della Serenissima Repubblica.

di Agnese Ceschi

“Buongiorno Siora maschera!”. Con questo saluto si accoglieva un tempo a Venezia lungo le calli, per i canali e nei listoni con grande giovialità il passaggio di una maschera. Questo ci racconta quanto la storia del Carnevale veneziano e delle sue maschere sia intrecciata alla cultura veneziana sin dai tempi antichi. Allegria, eleganza e colore animano calli, piazze e campielli: Venezia è il Carnevale.

La storia delle maschere veneziane, che si distinguono per le loro peculiarità e unicità rispetto a quelle di altre città limitrofe, è lunga e travagliata e ripercorre i fasti della Serenissima Repubblica. Da sempre simbolo della libertà e della trasgressione a tutte le regole sociali imposte dalla Repubblica Serenissima, la maschera permetteva di nascondere, almeno una volta all’anno, la propria identità, il sesso e la classe sociale di appartenenza.

Le maschere erano (e lo sono ancora oggi) fatte di cartapesta e ne venivano prodotti diversi modelli in diversi colori e decorati con gemme, tessuti e nastri. Le decorazioni variano da artigiano ad artigiano, ma sono ricchissime. La base può essere bianca oppure infogliata d’oro o argento, con effetti marmorei o invecchiati. Poi sopra vengono applicate piume, lustrini, ricami dipinti o applicati e disegni di ogni tipo.

La storia della maschera veneziana inizia già nel 1268, anno a cui risale la più antica legge che limita l’uso improprio della maschera. Gli artigiani che fabbricavano maschere erano chiamati maschereri fin dal tempo del Doge Foscari e appartenevano alla frangia dei pittori. La produzione di maschere si era così intensificata che nel 1773 esistevano ufficialmente 12 botteghe di maschere a Venezia. La maschera non era utilizzata solo durante il periodo di Carnevale ma in molte occasioni durante l’anno come il giorno di Santo Stefano (che sanciva la data di inizio del Carnevale veneziano) e fino alla mezzanotte del Martedì Grasso, oppure durante i quindici giorni dell’Ascensione.
Allo scopo di limitare l’inarrestabile decadimento morale dei Veneziani, la Serenissima in varie riprese ha legiferato in materia di Carnevale e ha disciplinato l’uso delle maschere e dei travestimenti, ad esempio vietando di recarsi in maschera all’interno dei luoghi sacri o di ballare in pubblico al di fuori dei giorni stabiliti per la festa del carnevale. Dopo la caduta della Repubblica, il Governo Austriaco non concedette più l’uso delle maschere, se non per feste private o per quelle riservate e il Carnevale di Venezia attraversò una fase di decadenza, recuperandone invece i fasti in tempi moderni. Ai giorni nostri la goliardia e il colore delle maschere fanno di Venezia la capitale del Carnevale per eccellenza.

 

Le maschere più importanti del Carnevale di Venezia
Durante il Carnevale i Veneziani si concedevano trasgressioni di ogni tipo e alcune maschere erano utilizzate per mantenere l’anonimato e consentire qualsiasi gioco proibito, sia da parte di uomini che da parte di donne. Le tipologie storiche più celebri di maschere veneziane sono 4: la Baùta, la Gnaga, la Moretta e il Volto. Molte altre sono legate alla commedia dell’arte e al teatro di Goldoni (tra cui Arlecchino, Pantalone, Colombina).

La Bauta è una delle maschere più antiche, formata da un velo nero o Tabarro, un tricorno nero e una maschera bianca. La maschera bianca permetteva di bere e mangiare senza mai togliersela, mantenendo così l’anonimato. Oltre a tutto ciò si soleva anche indossare il Tabarro, un lungo mantello nero che copriva fino a metà la persona.

La Gnaga era una maschera a forma di gatta, con lineamenti marcatamente femminili. Il travestimento durante il Carnevale di Venezia poteva essere completato anche da un gattino sotto braccio. Infatti “gnao” è il modo veneziano di dire “miao”.

La Moretta era una maschera ovale di velluto nero che veniva usata dalle donne. La sua invenzione ebbe origine in Francia, ma si diffuse rapidamente nella Serenissima, poiché abbelliva particolarmente i lineamenti femminili. La maschera era completata da veli velette e cappellini a larghe falde.

Infine, il Volto è la maschera ad oggi più diffusa. Copre interamente la faccia e si abbina a costumi altrettanto elaborati. Queste maschere veneziane possono essere decorate in tantissimi modi diversi, a seconda del tema del travestimento e dell’estro dell’artigiano. Sono celebri i Volti di Arlecchino, Pierrot o Jolly.

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