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Cinque modi per vivere un’esperienza unica in Valpolicella

21 Settembre 2016

Valpolicella, cinque modi per vivere un’esperienza unica in una terra ricca di tradizioni

Valpolicella, nella valle del vino

  1. Partecipare alla vendemmia e alla «galzega». Inevitabile associare la Valpolicella ai suoi grandi vini, famosi nel mondo. In settembre c’è la vendemmia e si dividono le uve: quelle da pigiare subito i grappoli più belli e maturi, destinati ad appassire negli essiccatoi fino al prossimo gennaio, quando si pigeranno per l’Amarone e il Recioto. E poi si fa festa, la «galzega», alla fine della vendemmia, tutti insieme, in allegria, facendo il bilancio dell’annata e del tempo che c’è stato, mentre i più esperti fanno previsioni sul vino.
  2. Leggere «La vita nuova» di Dante al tramonto, a San Giorgio Ingannapoltron. Una delle cose più belle che si possono fare in Valpolicella? Leggere liriche da «La vita nuova» di Dante Alighieri (che visse a Verona tra il 1313 e il 1318), al tramonto nella piazza di San Giorgio Ingannapoltron, sopra Sant’Ambrogio, immersi in un silenzio quasi irreale, senza traffico, a due passi dalla pieve romano-barbarica del 1000 e dal suo splendido chiostro. Oltre al panorama mozzafiato dei terrazzamenti a viti, lo sguardo può arrivare fino agli Appennini. Mentre il sole tramonta sul lago e regala una miriade di colori.
  3. Vivere come un Homo Sapiens nella Grotta di Fumane. La Valpolicella era apprezzata per le sue bellezze naturali anche dai nostri antenati primitivi che l’avevano scelta per la pregiata qualità della selce, scheggiata per realizzare coltelli e lance. In Valpolicella si trova uno dei siti archeologici più importanti a livello europeo, la Grotta di Fumane, che ha visto l’avvicendarsi dell’Homo Sapiens Sapiens sul Neanderthal e che ancora nelle campagne di scavo garantisce ritrovamenti sorprendenti. E durante il Preistoria Festival si può mangiare seguendo il menù «prestorico».
  4. Ascoltare un «contastorie» a Molina. A Molina, sopra Fumane (famosa per le cascate) si può sentire il «contastorie» (non cantastorie, perché è stonato). Questo personaggio racconta ai bambini a scuola o nei prati, davanti al cartellone colorato, storie, che piacciono anche agli adulti sui tigrati pelosi (le api) o sul Mistero del Bosco Strovo, cioè oscuro e pauroso.
  5. Bere un bicchiere di vino all’Osteria del Vino Tondo. L’Osteria del Vino Tondo si trova a San Vito di Negrar, al di là del progno, e risale al XVII secolo. Si tratta del più antico cambio di posta per le carrozze della Valpolicella. Ambiente rustico e romantico, con le foto del passato, le tovaglie a quadretti, oggetti antichi e la vetrinetta per le grappe: ordinate un bicchiere di vino rosso e vi sentirete nella Valpolicella d’inizio 900.

Giancarla Gallo

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