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Come nasce l’Amarone

14 Giugno 2023

Come nasce l’Amarone

Il principe della Valpolicella

È il vino più prestigioso della Valpolicella, la cui eccellenza e unicità sono riconosciute in tutto il mondo, stiamo parlano dell’Amarone. Ma come nasce questo vino? Dove e come viene prodotto? Molti probabilmente lo conoscono, ma alcuni non saprebbero rispondere a queste due semplici domande. Entriamo dunque con le mani e con i piedi, proprio come si faceva un tempo per pigiare le uve senza l’ausilio dei macchinari, nel mondo dell’Amarone. 

Come si ottiene l’Amarone?

Questo vino è ottenuto innanzitutto dall’appassimento delle uve, che riposano in “fruttai”, chiamati “arèle”, per 100/120 giorni: in tale periodo si concentrano le preziose sostanze degli acini, come zuccheri e polifenoli. L’uva appassita viene vinificata d’inverno, e una fermentazione lenta e sapiente porta ad ottenere un vino secco dall’elevata gradazione alcolica. 

Un lungo invecchiamento in legno perfeziona la sua struttura e personalità unica, rendendolo in grado di conservarsi ed evolversi per decenni.

Con quali vitigni si produce questo vino?

L’Amarone della Valpolicella è innanzitutto un blend, ottenuto da un insieme di più vitigni, non da un solo tipo. I vini della denominazione di origine controllata e garantita devono essere ottenuti dalle uve: Corvina Veronese (Cruina o Corvina) e/o Corvinone dal 45% al 95 %; Rondinella dal 5% al 30%

Queste solo le più utilizzate; inoltre, possono concorrere alla produzione di detti vini, fino ad un massimo del 25% totale le uve provenienti da alcuni vitigni a bacca rossa non aromatici, ammessi alla coltivazione per la provincia di Verona. 

In quale area possiamo dire di trovare il “vero” Amarone?

La zona di produzione della denominazione di origine controllata e garantita comprende in tutto o in parte i territori dei Comuni di: Marano di Valpolicella, Fumane, Negrar, S. Ambrogio, S. Pietro in Cariano, Dolcè, Verona, S. Martino Buon Albergo, Lavagno, Mezzane, Tregnago, Illasi, Colognola ai Colli, Cazzano di Tramigna, Grezzana, Pescantina, Cerro Veronese, S. Mauro di Saline e Montecchia di Crosara.

Quali sono le sue caratteristiche?

  • Vista e olfatto: Ha colore rosso molto intenso con note granate, e profumo che ricorda le frutta passita, il tabacco e le spezie, grazie alle muffe nobili createsi nel corso dell’appassimento.
  • Gusto: Il sapore è fortemente fruttato, di spiccata fragranza, asciutto ma di molta morbidezza, con corpo pieno, caldocorroborante e vigoroso; ha personalità forte e può superare i vent’anni di conservazione.
  • Abbinamenti: Per queste sue caratteristiche può accompagnare secondi piatti di carne, selvaggina, formaggi stagionati, ma anche essere degustato da solo come vino da meditazione. 

L’appassimento: una tecnica antichissima che potrebbe diventare presto patrimonio immateriale UNESCO

Il Consorzio della Valpolicella ha da poco presentato la candidatura della tecnica della messa a riposo delle uve a patrimonio immateriale UNESCO. 

Dieci le pagine redatte dal Comitato scientifico, che sintetizzano il lavoro di studio, analisi, raccolta di documenti e materiale video fotografico anche di archivio. Così come sono dieci gli anni di attesa di una comunità fortemente determinata a insignire il secolare appassimento come patrimonio immateriale dell’umanità. Un obiettivo che, se sarà centrato, riconoscerà alla Valpolicella anche il primato di iscrizione di una pratica di vinificazione negli elenchi tutelati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura.

Fulcro del dossier i quattro capisaldi identitari che secondo il Comitato scientifico, composto da enologi, giuristi e antropologi, asseverano l’istanza della Valpolicella. In questo territorio, infatti, la secolare tecnica della messa a riposo delle uve della Valpolicella – pratica che decreta l’unicità dell’Amarone e del Recioto – garantisce, cita il dossier, una “funzione educativa, ambientale, di riscatto sociale e di inclusione” e ovviamente “una funzione enologica”, perché “senza questa tecnica i vini del territorio non esisterebbero”. Tra i punti di forza, individuati anche l’estensione territoriale dell’appassimento praticato da “8mila persone” nei 19 comuni della denominazione.

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