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Il carnevale di Verona: tra curiosità e storia

29 Gennaio 2024

di Giorgia Castagna

Le origini del carnevale di Verona, uno dei più antichi d’Italia, vanno ricercate nel tardo Medioevo e si accostano fin da subito alla maschera tipica veronese: il Papà del Gnoco. Ogni anno tutti i cittadini veronesi sono chiamati a eleggere la loro maschera tra una serie di candidati sostenuti dalle varie fazioni. ll Papà del Gnoco, ogni anno una persona diversa, viene eletto con una vera e propria votazione che si tiene in piazza San Zeno, dove tutto cominciò. Si narra infatti che fra il 1520 e il 1531 una forte carestia si abbatté sulla popolazione e che tale Tommaso da Vico, un personaggio abbiente, per supportare la popolazione in un momento così difficile decise di mettere insieme una somma ingente da poter acquistare farina per preparare una quantità di gnocchi tale da sfamare tutti. Si narra addirittura che fece testamento indicando espressamente che i suoi averi fossero utilizzati per assicurare ogni anno, durante il venerdì santo, la distribuzione di gnocchi e vino in quantità. La cosa più giusta che potesse fare la popolazione era proprio istituire una figura leggendaria da festeggiare all’occorrenza.
Ad organizzare i vari festeggiamenti spetta allo stesso Comitato del Bacanàl del Gnoco che ogni anno coinvolge in maniera appassionata e viva tutta la popolazione veronese con il suo culmine nella sfilata che il giorno dell’ultimo venerdì prima della Quaresima attraversa e blocca il centro di Verona con un corteo composto da gruppi provenienti anche da altri stati europei e dal Sudamerica.

Questa è l’edizione numero 494 della manifestazione veronese che, grazie ai suoi 618 anni di storia, è stata certificata dal Ministero della Cultura come terzo carnevale storico insieme a quelli di Fano e Putignano.

Molti gli appuntamenti in calendario, tra cui gli incontri con le scuole, per far conoscere e tramandare alle nuove generazioni il patrimonio storico-culturale del nostro carnevale. Il primo appuntamento che ha aperto questo carnevale è stato il 6 gennaio, con la posa della statua di Papà del Gnoco in piazza a San Zeno, seguito poi dalle varie iniziative per arrivare fino alla sfilata di venerdì 9 febbraio, che quest’anno vedrà le maschere e i carri concludere il corteo in piazza Sano Zeno.
Tra le manifestazioni da non perdere: da giovedì 8 a domenica 11 febbraio 2024 “Il Carnevale di Verona ci fa tornare tutti bambini – Venardi Gnocolar” in Piazza San Zeno; sempre giovedì 8 febbraio alle 18 spettacolo con sfilata dei carri allegorici, che proseguirà in Gran Guardia con un incontro sul tema “Il Papà del Gnoco e le maschere italiane” alla presenza dei rappresentanti delle più importanti maschere italiane.
Venerdì 9 febbraio: Venardi Gnocolar con al mattino i saluti istituzionali al Prefetto, al Presidente della Provincia e al Sindaco, seguiti dalla sfilata nel pomeriggio. Domenica 11 febbraio alle 14 “Cavalcata storica di Tomaso Da Vico”. Infine, l’ultimo giorno dedicato al Carnevale sarà Martedì Grasso, 13 febbraio, con il gran finale in Piazza dei Signori e il ballo in maschera in Gran Guardia.

 

La maschera del Papà del Gnoco
Il Papà del Gnoco è la maschera principale del carnevale di Verona e tante altre le ruotano attorno a partire dai “gobeti o “macaroni”, i suoi servitori, che durante la sfilata lo aiutano a distribuire caramelle per i bambini e porzioni di gnocchi per gli adulti. Viene rappresentato come un uomo anziano, rubicondo e con una lunga barba bianca, vestito di broccato nocciola e mantello, con una tuba rossa a cui sono attaccati dei sonagli, cappello e scarpe di pelle bianca. Il suo scettro da Re del Bacanal è una grande forchetta dorata, in cui è infilzato uno gnocco. Il suo fido destriero è una mula che sfila con lui.

 

Curiosità
Nella sua “Descrizione di Verona”, il Da Persico indica come anno di istituzione del “Venardi Casolare” il 1405. Il carnevale secondo il Da Persico inizia quindi con il “Venardi Casolàr” dal latino “Caseum”: formaggio. Gli gnocchi erano infatti conditi tradizionalmente solo con burro e formaggio ed erano fatti solo con farina e acqua perché l’uso della patata e del pomodoro non si erano ancora diffusi in Europa. Tutti prodotti che i veronesi potevano trovare nella loro tradizione alimentare contadina. Solo più tardi venne chiamato Venerdì Gnocolàr.

 

Il Carnevale è anche in tavola
A farla da padrone sono sicuramente gli gnocchi con il pomodoro ma la tradizione e i piatti veronesi non si limitano. Altri condimenti altrettanto diffusi per arricchire il gusto degli gnocchi sono: burro fuso e salvia, gorgonzola e la pastissada de caval o stracotto di cavallo. Tra i dolci si contendono il posto galani e frittelle: i primi, conosciuti nelle altre regioni italiane anche con il nome di chiacchere, sono strisce create da un impasto composto da farina, uova, zucchero, burro e un po’ di liquore a piacere. Fritte nell’olio spolverate con abbondante zucchero a velo per un risultato dolce croccante e molto friabile. Le seconde, le frittelle nascono nella Repubblica di Venezia intorno al 1300 e si diffondono come simbolo del Carnevale in tutto il territorio del veneto, compresa la città scaligera. La frittella tradizionale veneta è preparata con i seguenti ingredienti: uova, farina, latte, uvetta sultanina, pinoli e zucchero. Anche queste fritte e imbiancate con zucchero a velo, una vera delizia!

 

La festa della Renga
A chiudere definitivamente il periodo del Carnevale e aprire quello della Quaresima ci pensa la tradizionale festa della Renga di Parona. La data è sempre quella mercoledì delle Ceneri, che quest’anno cade il 14 febbraio e vede al centro della festa il piatto simbolo “Polenta brustolà e renga”. La manifestazione ha origini molto lontane e ci ricorda quando i burchieri, navigatori di fiume che conducevano delle speciali imbarcazioni dette burchi, scendevano lungo l’Adige ma erano costretti durante il fine settimana, ovvero quando l’attraversamento fluviale della città era impedito dallo sbarramento doganale nei pressi dell’attuale Ponte Catena, a fermarsi nella zona di Parona. Durante la sosta essi erano soliti trovare ristoro nelle osterie del luogo e, quale compenso, a volte non avendo denaro lasciavano il controvalore tra cui qualche cassetta di aringa in dialetto veronese renga. Da lì, le “parone” – cioè le padrone delle varie osterie – impararono a cucinare e a servire questa specialità in modo così gustoso che la cosa non passò inosservata. La voce corse veloce tra i burchieri, e non solo, che si fece forte la tradizione di venire a Parona per consumare questo piatto ricco e gustoso accompagnato da polenta brustolà e da un buon bicchiere di vino. A fare da contorno alla manifestazione tanti chioschi con degustazione di polenta e renga che apriranno alle ore 10 mentre nel primo pomeriggio come da tradizione sfilata delle maschere in via Liberale da Verona, con la partecipazione del Papà del Gnoco e a seguire esibizione di majorettes e musica con vari corpi bandistici della provincia.

 

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