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Il caso delle Province è emblematico.

7 Ottobre 2014
Chiesa di San Rocco

Ci avevano spiegato che bisognava combattere le spese e gli sprechi della politica, che era necessario uno snellimento della macchina dello Stato, che occorreva diminuire i poteri della casta.

Quello che sta succedendo, invece, è tutta un’altra storia.

La riorganizzazione  della presenza dello Stato sul territorio è rimandata a miglior occasione ed i poteri dei politici politicanti non sono mai stati così forti.

Nemmeno i costi della politica vengono ridotti se, come è stato più volte rimarcato , il risparmio effettivo rasenta la trascurabilità.

Succede, invece, che queste elezioni farsa possono avvenire senza confronto sui programmi, senza impegno di gestione, senza controlli.

I politici della nostra provincia si voteranno tra di loro, la casta vota se stessa, senza impegni sulle cose da fare e senza possibilità di verifica popolare.

E così capita che partiti che dovrebbero essere divisi per diversità programmatiche, per diverse culture, per differenti ideologie si possono accordare per gestire insieme bilanci, enti ed aziende partecipate perchè il problema non è più il cosa fare, ma il predisporre una cordata che può sopravanzare sull’altra.

La sfida vera  diventa l’acquisizione della maggioranza per  assicurarsi la gestione del potere e l’avversario di oggi può benissimo diventare l’alleato di domani, come è successo, senza tanti clamori, anche a Verona.

L’importante è garantirsi una catena di comando omogenea, ma che non ha certo bisogno di far riferimento ai problemi del territorio ed alle necessità dei cittadini e può sopportare perfino qualche illogico passaggio perché può anche verificarsi che tra Presidente e consiglio si concretizzino maggioranze differenti e contrastanti.

Lo abbiamo già visto anche alle elezioni amministrative.

Quando l’obiettivo è solo vincere, non si va per il sottile ed il PD di Renzi può benissimo, a seconda dell’occasione, sottoscrivere accordi altrimenti impresentabili ed allearsi con il centrodestra o parti di esso si chiamino FI, vecchia AN o Lega poco importa.

Il ruolo della politica nella nuova provincia è declassato, diventa un  livello secondario, come un secondo lavoro.

Il sindaco od il consigliere di questo o quel comune diventa  “anche” consigliere provinciale o presidente della Provincia, come se, nel primo ruolo, non fosse già sufficientemente impegnato.

E’ chiaro che in questa maniera il ruolo della struttura tecnica è enormemente potenziato e non dovrà più fare i conti con le deliberazioni,  a volte scomode, del consiglio provinciale perché, in quell’ambito, le opzioni politiche differenti sono state cancellate.

In un sistema del genere è evidente che non può essere assegnato alcun  ruolo all’opposizione come fino ad ora è stata intesa.

Infatti, per evitare sorprese,  con l’elezione di secondo livello,  questa viene praticamente annullata e messa nell’impossibilità di esprimere alcunché.

Alla fine è lampante che l’unico ad essere realmente soppresso è il voto dei cittadini.

Avremo così un’istituzione ancor meno rappresentativa ed autorevole di prima, tutta chiusa all’interno dello scontro tra gruppi di potere, ma separata dalla cittadinanza e lontana mille miglia dalle esigenze e dalle istanze della popolazione.

Insomma: una casta ancor più casta con buona pace di tutti coloro che denunciavano questo come il principale problema  del paese.

La politica renziana, di larghe intese, ha così raggiunto il suo obiettivo: sfruttando il risentimento popolare contro i costi e gli sprechi della politica, toglie di mezzo la democrazia ed il confronto diretto con il corpo elettorale che, come tutti sanno, è l’essenza stessa  della democrazia.

In questa maniera si annulla ogni percorso democratico e di rappresentanza e si viola il fondamentale mandato costituzionale secondo il quale: “la sovranità appartiene al popolo”.

E siamo solo all’inizio perché la proposta di modifica del Senato poggia esattamente sugli stessi presupposti.

Insomma il trucco è svelato: con la scusa delle riforme si fanno elezioni farsa, ma si colpisce pesantemente la partecipazione e la democrazia.

Sarà dura, ma da questa strada e da questa politica occorre uscire il più presto possibile.

 

Fiorenzo Fasoli

segretario provinciale di R.C.

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