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Il Grande Teatro, numeri da record

10 Maggio 2016
Teatro Nuovo

Parlano Giampaolo Savorelli e Massimo Ongaro: «“Provando…” con Rubini, Bentivoglio e Ragonese è stato lo spettacolo più visto. Poi “The pride” con Zingaretti. E per la prossima stagione aspettiamo Paolini»

 

Intervista a Giampaolo Savorelli e Massimo Ongaro artefici della rassegna Il Grande Teatro

Milleduecento spettatori in più per un totale di quasi 31.000 spettatori: questi sono i numeri sorprendenti della stagione invernale de Il Grande Teatro, rassegna organizzata al Teatro Nuovo di Verona dal Comune di Verona e dal Teatro Stabile del Veneto, che ha visto sul palco nomi come Stefano Accorsi, Luca Zingaretti, Emilio Solfrizzi, Stefania Rocca, Michela Cescon, Sergio Rubini e molti altri attori di portata nazionale. Un cartellone di otto spettacoli, per un totale di quarantotto rappresentazioni, azzeccato in pieno. Ci raccontano la stagione appena trascorsa, Giampaolo Savorelli, direttore artistico de Il Grande Teatro e «padrone di casa», con Massimo Ongaro, direttore del Teatro Stabile del Veneto.

Qual è stata la graduatoria di gradimento degli spettacoli in cartellone?
Savorelli: «Gli spettatori hanno dimostrato grande partecipazione a tutti gli spettacoli in cartellone. In modo particolare, la prima rappresentazione per spettatori è stato lo spettacolo sul rapporto di coppia “Provando… Dobbiamo parlare” scritto da Sergio Rubini, Carla Cavalluzzi e Diego De Silva. Al secondo posto la pièce che ha visto protagonista il tanto atteso Luca Zingaretti, “The Pride”, mentre al terzo, un classico: “Decameron”, protagonista Stefano Accorsi.

Qual è lo spettacolo che l’ha colpita di più?
Savorelli: «Mi ha piacevolmente sorpreso il quinto posto “Il deserto dei tartari”, trasposizione scenica del romanzo di Dino Buzzati scritta da Paolo Valerio. Era un’impresa molto rischiosa e sulla carta uno spettacolo impegnativo, invece gli spettatori hanno dimostrato di apprezzare anche scelte meno convenzionali».

Come si colloca Verona nel panorama della scena teatrale veneta?
Ongaro: «Verona presenta una caratteristica che poche piazze teatrali in Veneto hanno, cioè la continuità nella programmazione. Questo elemento paga nel tempo, in termini di qualità del teatro proposto e di fiducia da parte del pubblico. Inoltre, il fatto che all’interno dello stesso contesto teatrale come il Teatro Nuovo ci siano due rassegne separate, l’una concentrata sul teatro comicobrillante e l’altra più classica come quella del Grande teatro, ha portato all’ottimo risultato in termini di apprezzamento del pubblico». Savorelli: «A fronte di cali a livello nazionale, Verona si sta dimostrando in controtendenza. E questo ci sprona a fare meglio il prossimo anno».

In che direzione sta andando il teatro in Italia, oggi?
Ongaro: «Chi produce teatro nel nostro Paese, in questo momento, si sta interrogando sul futuro, spinto anche dal nuovo decreto ministeriale che permette di dotarsi di strutture come i teatri nazionali. Il focus si sta spostando inoltre dal teatro classico a una nuova drammaturgia più contemporanea, in linea con temi e quesiti sociali attuali».

Cosa ci aspetta il prossimo anno? Qualche anticipazione ce la potete dare?
Savorelli: «Facciamo solo un nome: Marco Paolini. Tornerà a Verona con il suo nuovo spettacolo. Inoltre gli spettatori vedranno più drammaturgia contemporanea che classica. Anche se rischioso, è giusto, visti i risultati ottenuti quest’anno, spingersi in territorio meno battuti e proporre ai veronesi un teatro che non si aspettano».

Piazza Francesco Viviani, 10,
37121 Verona

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