cerca

News

Il vino nella villa dei mosaici di Negrar

3 Aprile 2024

di Agnese Ceschi

 

Se ne sono perse le tracce per quasi un secolo. I suoi splendidi mosaici rischiavano di rimanere sepolti per sempre da metri di terra sotto i vigneti. Sembrava un’impresa impossibile riportare alla luce la Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella, eppure la determinazione dell’archeologo Gianni De Zuccato, funzionario della Soprintendenza ABAP di Verona, Rovigo e Vicenza, ha condotto alla riscoperta di questo importante sito archeologico di epoca romana.

Di esso fino a qualche anno fa erano rimasti solo, a prova della sua esistenza, i tre splendidi mosaici strappati a fine Ottocento e oggi esposti al Teatro Romano di Verona, raffiguranti un putto alla guida di un cocchio da corsa trainato da due cavalli, disposti intorno ad un riquadro centrale con figure umane.

Dopo numerose difficoltà e la necessità di scavare sotto a dei vigneti (di proprietà di due aziende vinicole della zona Franchini Vini e Benedetti La Villa), sono riaffiorati nuovamente i mosaici della pars urbana, la zona residenziale dove il proprietario riceveva i suoi ospiti. La Villa si è rivelata un complesso molto esteso, con attorno un fundus, il podere, dove si producevano come oggi in tutta la Valpolicella principalmente olio e vino.

 

Lo storico legame con il vino
Il legame tra il vino e l’archeologia è ormai una storia conosciuta. Quello che colpisce di questo sito archeologico è un duplice collegamento: i terreni erano occupati da dei vigneti prima di essere scavati e nel luogo del ritrovamento molti indizi parlano di vino.
Questo scavo, oltre alla pars urbana, evidenzia quella che era stata identificata come pars fructuaria, cioè la zona destinata alla lavorazione dei prodotti agricoli. Non a caso viene anche identificata durante gli scavi una pietra che sembra essere parte di torchio, usato in antichità per la produzione del vino retico.
Qui si vedono lunghe lastre di pietra bianca e anche zone di antica vinificazione: il calcatorium e il lacus. Nel calcatorium, l’uva veniva pigiata con i piedi, mentre nel lacus se ne raccoglieva il mosto. Queste ultime scoperte riconfermano la Valpolicella Classica come una delle più importanti zone vinicole fin dai tempi romani.
Fin dai tempi dei Romani si produceva (come in tutta la provincia di Verona) l’uva retica: il primo a parlare di un vino pregiato prodotto nel territorio fu Catone il Censore, intorno al 200 a.C. Egli si riferì a tale vino con il termine “retico”, poiché prodotto alle falde del territorio dei Reti.

 

Gli eventi consigliati

Scopri tutti gli eventi

il calendario

Programmi per il prossimo weekend?

Programmi per il prossimo weekend?

la newsletter

Rimani aggiornato
Ricevi tutte le novità Carnet Verona, concerti, spettacoli, eventi, manifestazioni...