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Intervista a Francesca Briani, assessora alla cultura di Verona

13 ottobre 2017

Intervista a Francesca Briani, la nuova assessora alla cultura della giunta Sboarina «Vorrei valorizzare le straordinarie potenzialità di Verona»

di Giorgia Cozzolino

Parte dal nuovo assessore alla cultura, figura assente da Palazzo Barbieri per tutto l’ultimo mandato, il percorso di Carnet Verona alla scoperta del lato pubblico & privato dei nostri amministratori. Per capire chi ci guida e prende le decisioni che in parte condizionano la nostra vita. Avvocato (o avvocatessa?), 58 anni portati in maniera splendida, una
carica da leonessa dietro a un sorriso gentile. È Francesca Briani, il nuovo assessore alla cultura, al turismo, alle manifestazioni e alle pari opportunità. Nonostante i numerosi impegni pubblici, la famiglia per lei è tutto: sposata, due figli (Margherita e Giancarlo) e un rapporto molto stretto con la madre che ogni tanto la segue negli appuntamenti istituzionali. Impegnata sul fronte dei diritti delle donne, si è laureata in giurisprudenza, perfezionandosi sulle tecniche di prevenzione del mobbing, e dal 2008 al 2009 è stata presidente della Consulta delle Associazioni Femminili di Verona. È socia fondatrice e consigliere della Fondazione Atlantide – Teatro stabile di Verona, presidente del comitato locale dell’associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia ed è stata consigliere in prima circoscrizione.

Assessore Briani o assessora Briani?
Non ci presto attenzione, ma capisco l’interesse del mondo femminile a questo tipo di dibattito e convengo sull’importanza di adottare il linguaggio di genere nella redazione degli atti pubblici. Sembra strano, lo so, ma ci abitueremo.

Cosa può fare l’amministrazione per combattere la disparità tra uomini e donne?
Nella vita quotidiana, la condivisione e la collaborazione sono valori che si impongono sempre di più, come dimostrano le giovani coppie che oggi mettono su famiglia e che condividono i carichi familiari senz’altro in modo maggiore rispetto a quanto accadeva tempo fa. Queste giovani famiglie vanno ora sostenute soprattutto perché tornino a fare più figli, la cosa più bella del mondo.

E per contrastare la violenza sulle donne?
Il Comune è da molti anni impegnato a combattere questo drammatico fenomeno, offrendo sostegno e aiuto alle vittime. Lo fa attraverso una serie di iniziative e servizi promossi dall’assessorato alle pari opportunità in particolare attraverso il Centro antiviolenza del comune di Verona, il Petra.

Copertura dell’Arena: un’idea da valutare o una… bestialità?
Senza dubbio un’idea che ha prodotto anche progetti di alto livello e ha evidenziato l’interesse per il nostro anfiteatro. Dal punto di vista della scelta strategica, la copertura dell’Arena non mi trova favorevole.

Passiamo alle sue passioni culturali. Quali sono i suoi autori preferiti?
Amo i libri che parlano della Sicilia; quelli di Sciascia sono in assoluto i miei preferiti. Mi distende leggere romanzi, storie che raccontano vicende personali ambientate in luoghi e Paesi diversi, da cui attingere informazioni, immagini, elementi che ne contraddistingua- no abitudini, tradizioni e cultura. Un libro che mi è rimasto nel cuore è “Un’eredità di avorio e ambra” di Edmund de Waal, scrittore di origine olandese che è anche uno dei maggiori artisti ceramisti contemporanei. Attraverso
il peregrinare di una collezione di minuscole sculture giapponesi, i netsuke, l’autore ricostruisce la storia della sua famiglia dalla fine dell’800 fino alla seconda guerra mondiale.

E il film che non si stanca mai di rivedere?
“Indovina chi viene a cena?”, valso l’Oscar a Katharine Hepburn nel 1968, a fianco di Spencer Tracy. Una pellicola brillante, su una ragazza bianca che si innamora di un medico afroamericano (Sidney Poitier, ndr). Un film con un messaggio sociale ancora attuale.

Una canzone che ascolta quando ha bisogno di darsi la “carica”?
Sono già entusiasta di mio e carica di carattere! La musica mi serve al contrario per rilassa- re la mente. Ascolto Lucio Battisti, per citare un artista della mia gioventù, o Ed Sheeran, per restare tra i più recenti.

Qual è il suo peggior difetto?
Ammetto di essere una persona… disordi- natina.

E il miglior pregio?
Mi riconosco una buona capacità di dialogo e comunicazione.

Una cosa per la quale vorrebbe essere ricordata alla fine del suo mandato…
Non ho la presunzione di essere ricordata per qualcosa di particolare. Spero di valorizzare le straordinarie potenzialità culturali di Verona. Tanti i progetti in mente.

Ad esempio?
Riorganizzare al meglio i musei civici cittadini, dal punto di vista degli spazi, della gestione e della valorizzazione. Dare vita ad un festival diffuso della musica, in tutti i suoi generi. Restituire la Fondazione Arena ai fasti che merita. Avviare un riordino complessivo dei flussi turistici, in rete con gli altri esponenti territoriali. E razionalizzare le manifestazioni cittadine, che ora sono circa tremila l’anno.

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