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Intervista all’ attore Antonio Folletto

12 Luglio 2016

Intervita all’attore Antonio Folletto “O’Principe” , interprete del dramma di Shakespeare, Romeo e Giulietta, in scena al Teatro Romano di Verona dal 19 al 23 luglio.

Antonio Folletto, dall’ odio di Gomorra all’ amore di Romeo e Giulietta

Dalla recente esperienza di successo in televisione con la serie Gomorra, dove interpreta il camorrista O’Principe, al teatro come Romeo per il terzo spettacolo Shakespeariano della rassegna Estate Teatrale Veronese , Romeo e Giulietta, per la regia di Andrea Baracco, al teatro Romano dal 19 al 23 luglio. Per Antonio Folletto, giovane di talento, “napoletano nel sangue e nelle radici” (come si difinisce), toscano d’adozione e a Roma per professione, è la primissima esperienza a teatro al di fuori dell’accademia “Silvio d’Amico”, dove s’è diplomato. E la prima volta a Verona sul palco del Teatro Romano. Voce e piglio “dalla giusta temperatura”, Antonio Folletto è un attore di estrema sensibilità, con quel pizzico di imprevedibilità che ci fa pensare sarà un perfetto Romeo.

 

Come sarà il tuo Romeo?

E ci può dirlo? (e ride,ndr). Stiamo costruendo il personaggio giorno per giorno con il regista Andrea Baracco. In questo testo corale i personaggi vengono colpiti, schiaffeggiati, accarezzati dagli altri personaggi e da loro stessi, in un concerto di voci e anime. In scena come nella vita, abbiamo il nostro percorso ma ci formiamo con incontri, predendo l’energia dagli altri. Ed è così per i personaggi in scena. Ciò che caratterizza Romeo è un istinto primordiale, una “temperatura” che deriva dall’età. Baracco durante il provino mi chiese: “Come giustifichi il fatto che Romeo all’inizio è innamorato di Rosalina e poi, all’improvviso, vede Giulietta e perde la testa?” Io risposi: “Non lo giustifico. Ha una reazione dettata dall’istinto, dall’istantaneità. Ed è la base da cui siamo partiti per “costruirlo”.

 

Che ne pensi del cast?

Sono molto felice di questo cast di attori. Si respira il talento. Inoltre sono rimasto colpito a livello artistico e umano dalla disponibilità di un attore d’esperienza come Alessandro Preziosi, che si è messo in gioco con noi attori agli inizi. Invece con Lucia (Lavia, nei panni di Giulietta) c’è stato un bell’incontro da subito: c’è la giusta sintonia.

 

Come hai incontrato la recitazione?

Vedendola fare agli altri. Guardavo i film da bambino e mi innamoravo delle storie. Poi mi sono innamorato di questo lavoro facendolo. Ci viene chiesto di giocare come dei bambini, ma anche di essere seri come dei soldati; un controsenso bellissimo. L’attore deve essere un servo della storia, ma deve esplodere in tutta la sua libertà di espressione. Se potessi costruire l’attore perfetto, sarebbe un cyborg formato da tre mostri sacri: Totò, perché Totò è Totò; Marcello Mastroianni e Gianmaria Volontè.

 

Costa ti porti dalla recente esperienza della serie Gomorra, che ti ha dato notorietà?

Mi porto entro incontri bellissimi con registi favolosi – in modo particolare Stefano Sollima, che ha creduto in me e mi ha scelto – e poi con le maestranze e gli altri attori. Dietro una produzione come quella, ci sono centinaia di persone che fanno sì che noi attori possiamo lavorare al meglio. Sul set è una lotta quotidiana: tu vai in guerra da solo, ma tutti ti danno qualcosa per costruire il personaggio.

 

A proposito, non ti abbiamo trovato su Facebook…

Anche se non ho mie pagine social, sono molto socievole. E vorrei dire a tutti che non sono io a leggere e a rispondere alle domande sulle fanpages in Rete. Io penso di dare già molto di me attraverso le storie che interpreto. Trovo il web aggressivo da questo punto di vista.

Agnese Ceschi

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