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Intervista alla protagonista del musical “Vacanze Romane”

13 Dicembre 2016

Una «principessa» napoletana che nella vita voleva fare l’architetto, ma poi è diventata una «cant-attrice». Cosi si definisce Serena Autieri, una delle artiste italiane più complete del momento: canta, balla e recita con estrema naturalezza n da quando circa 15 anni fa la notò Pippo Baudo e la portò sul palco di Sanremo. A teatro è Anna, la principessa americana che scopre Roma sulla vespa di un aitante giornalista romano (Attilio Fontana), nell’adattamento teatrale di Garnei del celebre Vacanze Romane, al Teatro Salieri di Legnago il 14 dicembre.

Mi de nirebbe in tre aggettivi questo musical?
Ricco, elegante e curato. Il musical parte da un nucleo fortissimo, che è il noto film americano, e si radica sul magistrale adattamento teatrale di Pietro Garinei e Jaja Fiastri, esaltato dalle musiche di Trovajoli. Ogni sera sento la precisione e la cura con cui questo spettacolo è stato ideato: tutto torna, ogni snodo della storia; le battute sono scritte bene e in maniera funzionale allo spettacolo.

Cosa rende “Vacanze Romane” un musical di successo, in scena da oltre 10 anni?
È una storia senza tempo. A teatro viene un pubblico adulto ma anche molti giovani. La storia è trasversale e nelle due ore e mezza dello spettacolo si crea una sospensione nel tempo. Anche le giovani generazioni rimangono senza parole, rimangono attratte da un mondo lontano nel tempo, il mondo luccicante e sognante della Roma del Dopoguerra.

Come vive il confronto con l’illustre modello di Audrey Hepburn?
Non lo vivo come confronto, perché lei per me è un riferimento: una grande donna, che ha fatto scelte professionali di stile. Umanamente e professionalmente è un faro per me. Quando Garinei mi ha proposto lo spettacolo, dodici anni fa, mi disse “Principessa – lui mi chiamava così – non vedere il film”, e io così feci. Solo dopo anni mi è capitato di vederlo, ma senza subire il confronto, sempre con grande ammirazione.

Cosa c’è di Serena Autieri nella principessa Anna?
Innanzitutto il personaggio è cresciuto con me nel tempo. Dodici anni fa interpretavo una ragazza ventenne, oggi Anna si è trasformata con me in una donna più matura, femminile e consapevole. Poi anche io mi sento una principessa, ma napoletana, che viene dal popolo. C’è nel mio personaggio una componente che io, ariete di segno zodiacale, concreta e con i piedi per terra, cerco nella vita: la voglia di leggerezza e la capacità di stupirsi. Questa sfumatura è quella cosa in più che rende credibile il personaggio: Anna scopre Roma, la sue bellezze, il suo fascino di città eterna, come una bambina che scopre per la prima volta il mondo.

Come è nata la passione per il musical?
Quindici anni fa, quando la Compagnia della Rancia mi chiese di fare “Bulli e pupe”. Grazie a quello spettacolo mi notò Pippo Baudo che mi volle sul palco di Sanremo con lui. Grazie a quel palco Garinei mi propose “Vacance Romane” appunto. E da lì è iniziata l’avventura che dura da 12 anni… In quel frangente dissi: io voglio fare questo. Ma per fare questo non bastava la predisposizione; ho capito che dovevo studiare e prepararmi. E non smetto mai di farlo.
Ha sognato il palcoscenico n da piccola?
Amavo cantare e ballare, come tutte le bambine, come oggi mia glia che ha tre anni e mezzo e va matta per le canzoncine dello Zecchino d’Oro. A 15 anni cantavo il karaoke e scoprii – perché me lo dicevano gli altri – che avevo una bella voce. Così decisi di seguire mio zio ogni tanto nei locali dove cantava. Poi ho fatto parte di un gruppo e ho inciso il mio primo e unico disco a 18 anni, intitolato “Anima soul”. Non ci ho mai creduto molto all’inizio. Immaginavo di fare l’architetto…

E ora cosa sogna?
Uno spettacolo costruito su di me: un one-woman show. Diciamo che è in cantiere, ma non voglio svelare nulla per scaramanzia.

Agnese Ceschi

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