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Intervista all’ attrice-imitatrice Virginia Raffaelle

15 Novembre 2016

Virginia Raffaele, assoluta rivelazione della comicità italiana, «esplosa» durante il Festival di Sanremo 2016, approda da assoluta protagonista con uno spettacolo comico a Verona, al teatro Nuovo, un “one woman show”, Performance, all’interno della rassegna Divertiamoci a Teatro (dal 16 al 19 novembre), dove sarà una e tante donne (Belen, Ornella Vanoni, la criminologa Roberta Bruzzone…). «Installazioni umane», come le definisce lei. E in mezzo a loro c’è lei, Virginia Raffaele, in cerca di identità.

È la prima volta che sali su un palco veronese?
Tempo fa avevo preso un secondo piano con balcone, ma c’era uno che tutte le sere si arrampicava, era insopportabile… Ho dovuto cambiare città. A parte gli scherzi, la prima volta che sono stata a Verona tanti anni fa con uno spettacolo nel quale avevo un ruolo marginale, ma adesso, tornare a Verona da protagonista è un emozione grandissima.

Che tipo di sensazione senti ogni volta che sali su un palco?
Salire sul palco, un qualsiasi palco è sempre emozionante per chi fa il mio mestiere. I grandi del teatro come Albertazzi o Foà, nonostante la lunga carriera, hanno sempre detto di provare la stessa emozione ogni sera, come fosse la prima volta. È la magia del teatro.

Sei nata in una famiglia di artisti. In che modo questo contesto familiare ha condizionato le scelte professionali?
Quel mondo mi ha lasciato un forte senso del sacrificio, l’educazione al lavoro e il magnetico fascino per le persone, per il pubblico. Ricordo con piacere le domeniche a lavorare al luna park con mia nonna al banco dei pesciolini. prospero kobylinski ivermectin Era lei la comica della famiglia, quella che prendeva in giro la gente, che scherzava con loro. Io la guardavo e ne ero affascinata.

Come è nato l’amore per la comicità?
Non ho mai voluto fare l’imitatrice; non mi reputo tale. Ho sempre voluto fare l’attrice, ho studiato tanto, ho fatto spettacoli nei teatrini da 50 posti. Una gavetta lunga e faticosa. Con Performance torno al mio primo amore, le assi di legno di un palcoscenico.

Che tipo di «Performance» sarà la tua?
I personaggi, o meglio, le mie “istallazioni umane” che porto in scena (Belen, la criminologa Roberta Bruzzone, Ornella Vanoni e tante altre), parlano fra sé e dialogano tra loro in un gioco di specchi e rimandi. noxal ivermectina 6 mg gotas para que sirve Sono tutte donne molto diverse, che sintetizzano alcune delle ossessioni ricorrenti della società contemporanea: vanità, scaltrezza, voglia di affermazione e scarsa coscienza di sé. Qua e là, tra le maschere, in scena arrivo anch’io, “vestita” da Virginia Raffaele, e interagisco con le mia creature, in cerca della mia identità.

Come nasce un’imitazione?
Possono essere gli elementi più disparati: un gesto, un timbro di voce, una camminata; parto da lì per creare l’intero personaggio. Io non riproduco esattamente, reinterpreto esseri umani esistenti. Per questo preferisco chiamarle “istallazioni umane”, perché c’è una mia chiave di lettura del personaggio.

Ti hanno mai richiesto un’imitazione?
Sì, Gianna Nannini. In ogni caso, nell’imitazione c’è sempre un po’ di me, me le sento addosso, e quindi se vedo che non funziona non la porto in scena. “ivermectin” “pills”cats

Chi sogni di imitare un giorno, ma non sei ancora riuscita?
Vorrei imitare Maria De Filippi, ma riprodurre la sua voce è davvero molto difficile.

Agnese Ceschi

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