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L’Anatra all’arancia: una coppia e le sue imperfezioni

5 Dicembre 2023

Emilio Solfrizzi ci racconta lo spettacolo, di cui è protagonista con Carlotta Natoli, che fa luce con ironia sulla fatica dei sentimenti

di Agnese Ceschi

Amarsi, tradirsi, quasi lasciarsi, e ritrovarsi. Quante coppie avranno vissuto almeno una volta nella vita questa altalena, parte della fragilità dell’animo e delle relazioni umane.
Questo racconta “L’Anatra all’arancia”, commedia cult scritta nei primi anni Settanta dallo scozzese Williams Douglas Home, portata in Italia per la prima volta nel 1973 da Alberto Lionello e Valeria Valeri protagonisti di un allestimento rimasto storico; due anni dopo Luciano Salce firmò la regia della celebre versione cinematografica, con la magistrale interpretazione di Ugo Tognazzi e Monica Vitti. Approda al Teatro Nuovo di Verona, dal 12 al 15 dicembre, un nuovo allestimento con protagonisti Emilio Solfrizzi e Carlotta Natoli. Emilio Solfrizzi ci racconta perché non possiamo assolutamente perdere questo spettacolo.

Come è confrontarsi con questi “mostri sacri”?
Basta non pensarci, credere di essere il primo in assoluto, altrimenti saresti nella paralisi più totale (ride, ndr). Grazie a loro, che hanno fatto un lavoro eccellente, quest’opera è diventata un testo cult della drammaturgia contemporanea e poi si sono susseguiti tanti altri bravi attori.

 

Chi è Gilberto, il suo personaggio?
Sicuramente Gilberto, il mio personaggio, conquista nel suo essere un uomo pieno di difetti, imperfetto. Come dice la moglie, Lisa, Gilberto è così: un bambino e allo stesso tempo maturo e responsabile. L’unica cosa prevedibile di lui è la sua imprevedibilità. Non si nasconde dietro ad un dito, è un personaggio consapevole di sé e delle sue imperfezioni.

 

Gilberto e Lisa, una coppia sposata da molti anni che va in crisi…
Gilberto e Lisa sono una coppia partita da zero insieme, che ha avuto successo. Insieme hanno costruito una vita e una casa, scegliendo tutto assieme. Sono proprio fatti l’uno per l’altro, hanno molto in comune, ma il tempo li fa allontanare. Lei lo tradisce con un altro uomo, lui invece è un traditore seriale. Hanno vissuto molto e allo stesso tempo li lega un grande amore.

 

Cosa innesca la comicità nella storia, che potrebbe sembrare a tratti più un dramma?
Gilberto è uno scacchista. Invita l’amante a casa e in un gioco molto divertente, riesce nel confronto a riconquistare l’attenzione della moglie e a riaccendere l’amore che non si era mai spento. Il regista ha immaginato tutto come una grande partita di scacchi.

 

Sono argomenti che toccano tutti noi. Cosa ha di contemporaneo questo testo?
Si parla della fatica dei sentimenti. Oggi è faticoso tenere insieme una famiglia ed un matrimonio, non abbandonarlo per comodità e per la prima scelta facile. Vale la pena slegare un rapporto solo da alcuni accezioni, come la sessualità, che sono parte di un enorme patrimonio immenso di affetti, relazioni e complicità. Oggi, con le conquiste moderne come il divorzio, è più facile rispetto al passato lasciare e abbandonare la partita.

 

Come è lavorare con la Sua partner in scena, Carlotta Natoli?
Il nostro è un ritorno a lavorare assieme: abbiamo fatto per anni in passato “Tutti pazzi per amore”. Non avevamo mai lavorato in teatro. Lei è una vera potenza, un’attrice fantastica e una compagna di viaggio divertente. Entrambi siamo pieni di energia e passione per questo lavoro. Ci piace vivere questa professione fino in fondo ed in profondità.

 

Quale messaggio ci rimane alla fine dello spettacolo?
Le debolezze di Gilberto e Lisa diventano un loro punto di forza: hanno affrontato la tempesta e non sono affondati. Questa non vuole essere una commedia moralista, è un dramma che fa molto ridere senza messaggi di buonismo. La vita va in meandri in cui non sei sempre pronto. Inciampi, e ricominci. Siamo tutti esseri umani, ma quando un sentimento è così potente, si fa di tutto per salvarlo.

 

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