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Non hanno un amico. Se ce l’avessero, non farebbero tante figure

22 Febbraio 2024

Luca Bizzarri arriva a Verona con un one-man show sulle manie, debolezze e ossessioni del Bel Paese sul palco del Teatro Nuovo.

di Agnese Ceschi

 

Vizi, ossessioni e peccati degli italiani, dai politici alla gente comune: il comico Luca Bizzarri, divenuto celebre per le interpretazioni del duo Luca e Paolo, porta in scena un one-man show davvero esilarante, ma dal profondo valore riflessivo. Non Hanno Un Amico, scritto a quattro mani con Ugo Ripamonti, andrà in scena al Teatro Nuovo il 9 marzo 2024 alle 21.
Lo show è ispirato all’omonimo podcast edito da Chora Media che ha riscosso e tutt’ora riscuote un grande successo – nato per raccontare la campagna elettorale – ma con tutte le possibilità di approfondimento e “godimento” del contesto teatrale. Con tutta la sagacia della sua satira, in un’ora di racconto di noi, Bizzarri ci porta a ridere di noi stessi, delle nostre debolezze, dei nostri tic.

Gli abbiamo chiesto di raccontarci questo nuovo spettacolo.

 

“Non hanno un amico”, come è nato questo titolo?
Se avessero un amico, i nostri politici,non farebbero le figure che fanno. Se avessimo tutti un amico, non faremmo anche noi le figure che facciamo.
Lo spettacolo parla di noi tutti. Parte da me, dei miei difetti, paure, ossessioni che poi sono quelle di tutti, che ci portiamo avanti da sempre. Per poi estendere all’attualità, alla politica: al centro di “Non Hanno Un Amico” c’è la comunicazione politica dei nostri tempi, i fenomeni social, i costumi di un nuovo millennio confuso tra la nostalgia del novecento e il desiderio di innovazione tecnologica e sociale.

 

Un’ossessione che noti di più nella nostra società odierna?
La vanità. Con l’avvento dei social il peccato più grave è proprio la vanità. Passiamo le giornate a modificare i nostri tratti somatici per poter vendere un’immagine di noi che non ci corrisponde.
La dice lunga su come la vanità abbia preso il posto di molti altri difetti che avevamo prima.

 

A proposito di amicizia, è questo spettacolo un inno al recupero delle relazioni umane?
Io sono campione del mondo in solitudine, un orso in letargo che non esce mai. Quindi sono un po’ anomalo. Questo spettacolo è un urlo disperato per dare valore alle relazioni che non abbiamo più.

 

A proposito di amicizie e sodalizi professionali, tu e Paolo continuerete a lavorare assieme in futuro e portare avanti il duo?
Io e Paolo continuiamo a lavorare assieme da Floris, facciamo la nostra bella copertina e ci divertiamo a farla. Anche perché non ci sono molte altre cose che farei in Tv in questo momento.
Non ho più l’età per sostenere le dinamiche dello share e della prima serata.

 

Com’è proporsi in duo o da soli?
La differenza è nella scrittura: quando scrivo per Luca e Paolo, scrivo sentendo la voce di Paolo. Mi piace scrivere per due, è ancora molto stimolante per me.

 

La lente della comicità è molto interessante. Quando hai imparato ad usarla?
A dire il vero, non so se ho imparato ad usarla. Il mio lavoro ti forza a migliorare ogni giorno. Ogni volta devi aggiungere un tassello. Una volta che raggiungi il massimo della tua capacità, hai finito di lavorare. Scrivere per il podcast mi aiuta molto, perché mi obbliga a scrivere tutti i giorni. Da una parte è una responsabilità, dall’altra è un grande stimolo.

 

C’è qualche tematica che vorresti affrontare?
Ce ne sono alcune che faccio fatica ad affrontare, ma perché non sempre ho le idee chiare. Il conflitto israeliano-palestinese? Non so quale sia il posto giusto: so che ci sono tanti posti sbagliati, ma non so quello giusto. Siamo nell’era delle posizioni nette, delle tifoserie. Anche in situazioni così complesse è richiesto di schierarsi. Io quelle cose lì non riesco a farle. Quindi, faccio una cosa rivoluzionaria: quando non so cosa dire, sto zitto.

 

Perché dovremmo venire a vederti a teatro?
Perché è un’ora che vola, in cui si ride. E perché il teatro è un bel posto, dove succedono delle belle cose che accadono solo in quel momento e mai uguali. In un’epoca in cui siamo abituati alle cose omologate e sempre uguali, il teatro è una cosa viva.

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