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Perché è importante ricordare?

7 Dicembre 2023

di Federica Clemente
nella foto di copertina Lorenzo Bassotto durante un dibattito alla fine dello spettacolo

 

Memoria: capacità di ricordare, di conservare e richiamare alla coscienza nozioni ed esperienze del passato. E per non commettere gli stessi errori del passato, si potrebbe aggiungere parlando del Giorno della Memoria. Questa ricorrenza internazionale è stata definita dall’Assemblea delle Nazioni Unite e viene celebrata ogni anno il 27 gennaio, anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, per commemorare le vittime della Shoah: “l’Olocausto sarà per sempre un monito per tutti i popoli sui pericoli causati dell’odio, dal razzismo e dal pregiudizio”.
Oggi però non si tratta di richiamare alla memoria, ma di spigare ciò che è stato, di raccontare alle giovani generazioni gli orrori della Shoah e soprattutto di far comprendere le motivazioni alle basi di quelle scelte, perché in ogni momento, purtroppo, tutto potrebbe ripetersi (e forse sta già accadendo). Ne abbiamo parlato con Lorenzo Bassotto, regista e direttore artistico di Bam!Bam! Teatro, compagnia di teatro ragazzi che ha in repertorio due spettacoli dedicati all’argomento, Un sacchetto di biglie e Fuorigioco.

 

Perché è così importante il Giorno della Memoria oggi? I ragazzi capiscono che è qualcosa che li riguarda, non è solo storia, solo passato?
Se non viviamo mantenendo il ricordo storico rischiamo di commettere di nuovo gli stessi errori: è una cosa che storici, filosofi e pensatori hanno sempre detto, il Giorno della Memoria è stato istituito per tenere alto l’allarme sugli eventi della Seconda Guerra Mondiale. Il problema è che noi (persone di cultura e teatro) facciamo solo una piccola parte, ma tutto il mondo deve avere questo obiettivo. Con tutto il mondo intendo il mondo dei ragazzi che spesso, troppo spesso purtroppo, vengono portati a teatro senza neanche essere preparati su cosa stanno andando a vedere, non sanno di cosa si sta parlando perché magari non sono ancora arrivati a quel punto del programma, e quindi ciò che vedono a loro sembra fantascienza, una storia inventata. Questo lavoro collaterale, fatto dalle scuole e dalle famiglie, è un passaggio importantissimo per noi e soprattutto per le ragazze e i ragazzi a cui vengono dati strumenti utili per la comprensione.
Le ragazze e i ragazzi capiscono che è qualcosa che li coinvolge unicamente dal come fai vivere loro l’esperienza, dalla preparazione alla partecipazione allo spettacolo fino al dibattito finale. Il teatro ha il compito di muovere domande, dubbi, di invogliare gli spettatori ad approfondire ciò che hanno visto in scena, stimolare la curiosità che spinge alla ricerca, all’informazione. Abbiamo avuto tanti feedback intorno a situazioni così. E come dicevo prima, c’è un prima, un dopo e un molto dopo durante il quale i ragazzi devono muoversi, devono sviluppare una curiosità e un’umanità che magari nella vita quotidiana non mettono in atto.

 

Come reagiscono le ragazze e i ragazzi in teatro?
Le ragazze e i ragazzi ci stupiscono ad ogni replica, perché si fanno coinvolgere nelle storie che raccontiamo con totale attenzione e partecipazione; alle volte capiscono meglio loro le metafore degli adulti stessi; alle volte ridono per difesa alle scene più violente; alle volte stanno in assoluto silenzio. Le ragazze e i ragazzi hanno bisogno di questi momenti per affrontare certe tematiche, per porsi delle domande e affrontare le risposte con insegnanti e famiglie a casa, per quello dico che c’è un dopo e un molto dopo. Le famiglie devono però avere fiducia negli insegnanti e nelle proposte, non avere paura di affrontare tematiche quali la discriminazione e la violenza, perché il compito del teatro è anche, e forse soprattutto quando si parla di teatro ragazzi, quello educativo.

 

Perché con Bam!Bam! Teatro avete sentito la necessità di affrontare questi temi in teatro? Come può il teatro raccontare storie e trasmettere messaggi importanti?
Nei nostri lavori, normalmente, partiamo da libri di letteratura per ragazzi, da libri di formazione in grado di farli viaggiare con la fantasia, essere in altri mondi e in altre situazioni, lontano dalla loro vita quotidiana, noi facciamo solo la trasposizione sulla scena. Ma ci sono anche operazioni che servono per far pensare i giovani spettatori su come stanno vivendo la loro vita, su come si viveva in passato e come si spera non si vivrà in futuro. Poi si tratta sempre di raccontare storie giuste per il pubblico che si ha di fronte: per esempio in “Un sacchetto di biglie” si alterna la parte di avventura con la commedia e momenti di profonda tragedia perché si narra della storia dei due fratelli in fuga dai nazisti; mentre in “Fuorigioco” la Shoah è vista dalla parte di un giocatore austriaco che potrebbe sostenere il regime e vivere nell’agio, ma decide di ribellarsi: questo per far capire ai ragazzi come in certe situazioni sia necessario avere il coraggio di dire no alle ingiustizie, anche quando si è fuori dal coro.

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