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RE LEAR con Michele Placido al Teatro Romano di Verona

5 Maggio 2012
Teatro Romano

(nella terza e quarta foto i figli di Michele Placido tra il pubblico

Violante e Inigo ) 

fotoservizio Antonella Anti

 

1 – 2 – 3 – 4 agosto 2012, ore 21.15
Ercole Palmieri Goldenart Production
RE LEAR
di William Shakespeare
con Michele Placido
regia Michele Placido e Francesco Manetti
prima nazionale

A chiudere il 64° Festival Shakespeariano dell’Estate Teatrale Veronese sarà un grande attore con un titolo che molta critica considera il capolavoro del drammaturgo inglese: Re Lear, in scena dal 1° al 4 agosto (alle 21.15) in prima nazionale al Teatro Romano. Michele Placido ne è protagonista e – a quattro mani con Francesco Manetti – anche regista. Lo spettacolo è prodotto da Ercole Palmieri e da Goldenart Production in collaborazione con Estate Teatrale Veronese. La traduzione e l’adattamento del testo sono curati dallo stesso Placido e da Marica Gungui. Da otto anni la drammatica vicenda del re di Britannia e del tormentato rapporto con le figlie Goneril, Regan e Cordelia non veniva rappresentata in riva all’Adige. L’ultima volta risale al 2004 con il fortunato allestimento firmato dal regista Antonio Calenda che vedeva Roberto Herlitzka nel ruolo principale affiancato, tra gli altri, da Alessandro Preziosi nella parte di Edmund. Tocca ora all’artista pugliese, che negli anni si è fatto apprezzare sempre di più sia sul palcoscenico che al cinema, portare in scena la tragedia scritta dal Bardo tra il 1604 e il 1605.

Placido, del resto, ha una lunga frequentazione con Shakespeare.  «Col Bardo – racconta – ho cominciato a misurarmi nei più teneri anni dell’adolescenza improvvisando rappresentazioni notturne per i miei compagni paesani. Ho inoltre iniziato la mia carriera di attore nel ruolo del “muro” nel Sogno di una notte di mezza estate con la regia di Orazio Costa». Negli anni si è poi cimentato con Re Giovanni, La tempesta, Macbeth, Otello e La bisbetica domata proposta proprio al Teatro Romano nel 1998 per la regia di Gigi Dall’Aglio. Accanto a lui, che interpretava Petruccio, c’era Elisabetta Pozzi nel ruolo di Caterina.

A quattordici anni di distanza, Michele Placido torna a Verona per una messinscena che, come sottolineano le note di regia, mette al centro un Re Lear che «esplora la natura stessa dell’esistenza umana: l’amore e il dovere, il potere e la sua perdita, il bene e il male, e racconta inoltre la fine di un mondo, il crollo di tutte le certezze di un’epoca, lo sgomento dell’essere umano di fronte all’imperscrutabilità delle leggi dell’universo».

«La storia di Lear – spiegano i registi – è la storia dell’uomo, la storia di civiltà che si credono eterne ma che fondano il loro potere su resti di altri poteri, in un continuo girotondo di catastrofi e ricostruzioni, di macerie costruite su macerie».

A interpretare Cordelia, la prediletta figlia minore di Lear, è Federica Vincenti (pugliese pure lei, originaria di Lecce) da anni compagna di Placido e madre del loro figlio Gabriele. Subito dopo la fine delle recite a Verona, l’ormai consolidata coppia si unirà in matrimonio.

Parlando dell’evento, l’attrice l’ha definito, “il corso naturale delle cose, un traguardo”. Quando avverranno di preciso le nozze? «Abbiamo cinque giorni liberi in tutta l’estate. Le faremo – spiega – in uno di quei giorni, nella nostra terra».

Non è la prima volta che Federica Vincenti calca le scene del Teatro Romano: nel 2009 interpretò infatti Porzia in Shylock, il mercante di Venezia in prosa dove recitava accanto a Moni Ovadia che firmava anche la regia assieme a Roberto Andò.

Oltre alla futura moglie, Placido ha voluto accanto a sé anche uno dei suoi figli: Brenno (visto in numerose fiction televisive tra cui Tutti pazzi per amore) che impersonerà il Matto. Il cast della compagnia è completato da Gigi Angelillo (Il conte di Gloucester), Margherita di Rauso (Goneril), Francesco Bonomo (Edgar), Francesco Biscione (conte di Kent), Linda Gennari (Regan), Giulio Forges Davanzati (Edmund), Giorgio Regali (Duca di Cornovaglia), Peppe Bisogno (Duca di Albany), Alessandro Parise (Re di Francia) e Riccardo Morgante (duca di Borgogna).

«All’inizio del dramma – aggiungono i registi – Lear rinuncia al suo ruolo, consegna il suo regno nelle mani delle figlie, si spoglia dell’essere Re, pilastro e centro del mondo, per tornare uomo tra gli uomini. Ma questa scelta viola le regole che organizzano l’universo. Così il mondo va fuor di sesto, e quel che ne segue sono “azioni innaturali che generano tormenti innaturali”: figli contro padri, follia e tanta violenza. Nonostante nel Re Lear si possano individuare tanti temi, crediamo che quello principale sia l’amore. Lear è una tragedia dell’amore. In essa tutti i personaggi sono mossi dall’amore: misterioso, tenero, spietato quello che lega il Matto al suo Re, estremo e disposto a ogni sacrificio quello di Edgar per il padre, virile e diretto quello di Kent per il suo signore, libidinoso quello delle sorelle Reagan e Goneril per il giovane Edmund, redentore quello di Cordelia che morirà per il bene sia dei buoni che dei cattivi. In ultimo ciò che resta è un paesaggio di rovina e morte dalle cui macerie, faticosamente, riemerge Edgar. E proprio le sue parole ridaranno speranza nel genere umano: “bisogna dire ciò che sentiamo, non ciò che dobbiamo”».

Le scene sono di Carmelo Giammello. Le musiche originali di Luca D’Alberto, i costumi di Daniele Gelsi.

Questo è il terzo allestimento di Re Lear al Teatro Romano: prima di quello firmato da Calenda nel 2004, vi si era cimentato, nel 1993, Franco Branciaroli come regista e protagonista.

 

 

 

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