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Romanticismo a Verona e dintorni tra luoghi e leggende

29 Gennaio 2024

Qual è il filo conduttore che lega idealmente il pozzo dell’amore di Verona, la penisola di Sirmione, Borghetto sul Mincio e il Club di Giulietta?

di Agnese Ceschi

 

Romanticismo è qualcosa che talvolta si respira nei luoghi e che si tramanda di generazione in generazione tramite le leggende. In occasione del mese più romantico dell’anno, abbiamo fatto una selezione di alcuni dei luoghi più romantici di Verona e dintorni e scoperto che le storie e le leggende che ruotano attorno a questi sono di un romanticismo struggente.

 

Verona nascosta: Il pozzo dell’amore
È una meta un po’ celata all’interno della città e non conosciuta da tutti: il pozzo dell’amore. All’interno di un vicolo cieco raggiungibile da Corso Porta Borsari, troviamo un pozzo con su posizionata una formella di ottone che reca le seguenti parole: “getta nel pozzo un solo soldino, pensa un momento al tuo destino, non ti distrarre, non far rumore, eccolo, arriva l’amore.” Un posto ideale dove poter esprimere i propri sogni e desideri più romantici, ma non solo. Questo pozzo racchiude una storia che per la sua intensità è paragonabile alla più nota tragedia di Romeo e Giulietta.
Nel lontano Cinquecento, il giovane soldato Corrado di San Bonifazio si innamorò della bella Isabella del casato dei Donati e le dava prova del suo amore con numerose lettere ed altre prodezze. Nonostante le sue continue dimostrazioni, però, Isabella non mostrava alcun interesse nei suoi confronti. Un giorno, Corrado e Isabella si incontrarono per caso vicino a un pozzo nel centro di Verona. Dopo aver cercato invano di parlarle, Corrado, esasperato dalla completa indifferenza di Isabella, le disse che sembrava fredda come l’acqua ghiacciata del pozzo. La dama allora, per sfidarlo, lo invitò a tuffarsi nel pozzo per verificare se l’acqua fosse effettivamente così ghiacciata. Corrado non esitò e si lanciò nel pozzo. Anche se non lo dimostrava, in realtà Isabella era molto innamorata di lui e straziata dal dolore, lo seguì nel pozzo. Morirono entrambi, lasciando al loro amore un alone di eterna speranza.

 

Romeo e Giulietta: corrispondenze d’amore
Come viene romanticamente ricordato nel film del 2010 “Letters to Juliet”, a Verona esiste un luogo affascinante in cui vengono recapitate e conservate migliaia di lettere e messaggi d’amore da tutto il mondo indirizzati alla celebre eroina shakespeariana. Il fenomeno della posta di Giulietta nacque intorno agli Trenta del Novecento, quando l’allora custode della tomba di Giulietta, Ettore Solimani, raccolse le prime lettere e iniziò a rispondere alle richieste degli innamorati, diventando così il primo “segretario di Giulietta”. Oggi la sua singolare attività continua grazia all’opera del Club di Giulietta (Juliet Club), che ha sede in corso Sant’Anastasia al numero 29: un team di appassionate volontarie che si impegna a leggere, tradurre e rispondere in modo personalizzato alle migliaia di persone che ogni anno scrivono a Giulietta.

 

Sirmione: la penisola degli innamorati e di Catullo
Se dovessimo definire il luogo più poetico dei dintorni sarebbe senza dubbio Sirmione. Qui il poeta latino Catullo compose i versi per la sua amata Lesbia. “Odi et Amo”, il famoso canto d’amore del poeta, fu composto proprio nella sua villa romana sulla punta della penisola di Sirmione, sulle sponde del Lago di Garda, i cui resti oggi sono noti come Grotte di Catullo. Il sito archeologico, oltre a essere uno dei punti di interesse più significativi di Sirmione, insieme al castello scaligero, è un luogo in cui fermarsi ad aspettare il tramonto. Ma veniamo alla vicenda: Catullo era innamorato della gentildonna di nome Clodia, rinominata con lo pseudonimo di Lesbia. Clodia era colta, bellissima e spregiudicata e, pur essendo sposata, intratteneva una relazione per nulla platonica con Catullo. Tuttavia, non paga di un solo amante, intrecciava relazioni con molti altri giovani. Inevitabilmente, dunque, la storia d’amore fra Catullo e Lesbia fu un susseguirsi di litigi, ripicche e dispetti. La vicenda è quella di un innamorato deluso e disperato che scrisse i noti versi, così tradotti da Quasimodo: “”Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile; / non so, ma è proprio così e mi tormento”.

 

Borghetto sul Mincio e la leggenda del Nodo d’Amore
Borghetto sul Mincio, il piccolo e pittoresco borgo sulle sponde del noto fiume, è tra le mete più apprezzate a sud del Lago di Garda, ma forse non tutti sanno che questo luogo nasconde una leggenda molto romantica, che ha dato origine anche al Nodo d’Amore, il caratteristico tortellino tipico di Valeggio sul Mincio. La leggenda narra che alla fine del 1300 il buffone di corte di Giangaleazzo Visconti Gonnella intrattenne i soldati sulle sponde del fiume Mincio alla luce di un falò, raccontando un’antica storia d’amore: quella della ninfa Silvia e dell’amato Malco.
Si credeva infatti che le acque del Mincio fossero popolate da ninfe bellissime, ma una vecchia maledizione le costringesse ad assumere le sembianze di orride streghe. Mentre tutto l’accampamento cadde nel sonno, dal fiume apparvero delle ninfe che iniziarono a danzare tra i soldati addormentati. Malco, il loro valoroso capitano, si ridestò e affrontò le misteriose creature. Una di queste, nel disperato tentativo di scappare, perse il mantello che l’avvolgeva, rivelandosi inaspettatamente una splendida ninfa. Nel breve corso della notte tra i due nacque l’amore e si promisero amore eterno. Questo amore, però, fu combattuto dalla gelosia della nobildonna Isabella, che da tempo aspirava all’amore del capitano. Durante una festa, spinta dalla gelosia, Isabella denunciò al Conte, come strega, la bella ninfa, la quale si era intrufolata per vedere il suo amore. La festa venne subito interrotta e dato l’ordine di arrestare Silvia. Malco, nel tentativo di difendere l’amata, venne arrestato. A quel punto Silvia propose a Malco l’unica via di scampo: non sulla terra, dove ormai non ci poteva essere felicità tra i due amanti, ma nelle acque, dove vivono le ninfe. E così il loro amore fu salvo.

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