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Stefano Accorsi, “A teatro sono un principe che impara ad amare”

12 gennaio 2018
Teatro Nuovo

Il Grande Teatro: intervista all’attore impegnato al Nuovo dal 16 al 21 gennaio 2018 con un classico del ‘600 adattato da Marco Baliani

Il principe che impara ad amare

Intervista di Agnese Ceschi

Stefano Accorsi torna a Verona nella “Favola del principe che non sapeva amare”, adattamento del regista Marco Baliani della raccolta di fiabe seicentesca “Lo cunto de li cunti” del napoletano Giambattista Basile. Impegnato tra cinema (lo vedremo nel nuovo film di Luciano Ligabue, “Made in Italy”, con Kasia Smutniak), teatro e spot pubblicitari (come la divertentissima web serie di Peugeot), Accorsi ci ha raccontato il personaggio che interpreta al Teatro Nuovo, per la rassegna Il Grande Teatro, dal 16 al 21 gennaio: è un principe che impara ad amare attraverso numerose prove.


L’accoppiata Baliani-Accorsi torna per la terza volta dopo il Decamerone e l’Orlando Furioso in un classico della letteratura italiana. Cosa caratterizza questo vostro sodalizio?
Negli ultimi sei anni ci siamo trovati molto bene assieme nell’esplorazione di alcuni dei più grandi tesori della nostra letteratura: Boccaccio, Ariosto ed ora Basile con “Lo cunto de li cunti”. Ci accomuna la voglia di fare un teatro che sia popolare, ma non necessariamente semplice o banale. Siamo di fronte a testi complessi dal punto di vista linguistico, che hanno reso necessario un importante adattamento per essere resi comprensibili a tutti. Ci piace che questi testi, parte del nostro Dna di italiani e molto popolari nel passato, tornino ad esserlo attraverso il teatro. E per farlo sono necessari aggiustamenti linguistici.

Qual è stata la difficoltà più grande nell’affrontare questo testo?
Premetto che quando si fa teatro, anche quando la lingua è contemporanea, in qualche modo si parla sempre un’altra lingua. Nel caso della “Favola del principe…” è stata reinventata una lingua che non ha una costruzione intuitiva. A noi attori è stato richiesto un grande sforzo mnemonico. È stato come imparare una nuova lingua.

E lo spettacolo che cornice narrativa ha?
Abbiamo fatto una selezione tra le cinquanta novelle del testo originale di Basile, che abbiamo cucito assieme in un’unica narrazione. Io sono il principe che deve passare attraverso varie prove per amare. I vari “cunti”, racconti, dunque, sono uniti da un unico filo narrativo: la ricerca dell’amore. Saremo aiutati dai bei costumi che abbiamo fatto realizzare, perché molti saranno i travestimenti del principe. Mi diverto, infatti, a interpretare diversi personaggi.

Come definirebbe questo spettacolo?
È quasi un romanzo di formazione, sull’educazione sentimentale raccontata anche con la spietatezza de “Lo cunto…”. Le fiabe di Basile sono molto cruente, non come le intendiamo oggi. Riflettono infatti la coscienza di una società molto lontana dalla nostra. E questo salto nel passato lo trovo molto interessante. Anche se poi ci si rende conto che il filo conduttore rimane sempre l’amore.

E per lei cos’è l’amore?
Cos’è l’amore? (risata, ndr) L’amore ha regole strane: è una ricerca di emozione, felicità, nei confronti di se stessi e degli altri. Molto semplice da sentire, molto complesso da interpretare e da descrivere.

E l’amore per il lavoro? Nel corso della sua lunga carriera ha fatto e continua a fare diverse esperienze: dal cinema al teatro, dalla pubblicità alle web series… Mai stato un momento in cui l’amore per questo lavoro è venuto meno?
Non direi, anche se ci sono stati momenti molto complicati, in cui mi è esplosa la popolarità tra le mani, oppure le offerte dall’Italia non arrivavano così assiduamente. Nonostante ciò, non ho mai messo in discussione il mio amore per la recitazione. Soprattutto mi diverto molto a fare questo mestiere. Proprio per questo ho sempre cercato di variare, anche approcciando esperienze meno canoniche, di tipo pubblicitario, web series come la recente per Peugeot #sensationdriver. Il divertimento in questo mestiere si può trovare ovunque, secondo me.

Lei è molto popolare e ha su di sé l’attenzione del pubblico. Com’è riuscito a trovare un equilibrio tra successo e privacy?
Aver vissuto in Francia, e andarci ancora, mi ha aiutato molto a prendere le distanze. Vivere in un altro Paese mi ha permesso di fare una vita normale: più guardare che essere guardato. Inoltre ho avuto la possibilità di ampliare le mie occasioni professionali. Chiunque faccia questo mestiere, lo fa perché dall’altra parte c’è un pubblico. Quindi, alla fine, che ci sia l’attenzione delle persone, fa piacere. Naturalmente va gestita. Io amo incontrare le persone alla fine degli spettacoli, mi piace molto. E sarò contento di incontrare il pubblico veronese. E poi mi piace la vostra città: quando vengo a Verona, mi riempio gli occhi di cose belle.


Favola del principe che non sapeva amare” dal 16 al 20 gennaio 2018 alle 20.45
Il 21 gennaio alle 16, al Teatro Nuovo per la rassegna Il Grande Teatro

Piazza Francesco Viviani, 10,
37121 Verona

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