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Valpolicella: storia di case e corti antiche

27 Febbraio 2024

In un volumetto, curato da Andrea Brugnoli, l’evoluzione dal Medioevo ad oggi di alcune abitazioni e contrade storiche di Marano di Valpolicella

di Agnese Ceschi

 

La storia è attorno a noi. Ci circonda, talvolta in modo silenzioso, talvolta no, ma non sempre riusciamo a vederla. Il lavoro secolare quotidiano dei nostri avi ha lasciato molte tracce, anche nelle strutture abitative o nelle contrade.

Una casa patrizia, una corte o agglomerato di poche case, una “torre colombara”: spesso questi luoghi nascondo storie che forse non abbiamo mai sentito narrare. Proprio alcune di queste storie le ha volute raccontare la Pro Loco di Marano di Valpolicella affidando nel corso degli anni al celebre esperto di storia della Valpolicella Pierpaolo Brugnoli alcune ricerche su monumenti, corti e residenze di pregio della valle.

I risultati, in parte già pubblicati sull’Annuario Storico della Valpolicella, sono stati raccolti in un volumetto dal titolo “Case e corti nella valle di Marano”, curato da Andrea Brugnoli e dal Centro di Documentazione per la Storia della Valpolicella.

Questa raccolta mette insieme una serie di studi ed esempi specifici di corti o case di piccole contrade del territorio, di cui Pierpaolo Brugnoli è riuscito a recuperare testimonianze documentali, talvolta molto antiche, anche risalenti al X secolo.

Nel volumetto vengono raccontati alcuni insediamenti della Vallata di Marano, accompagnati dalle foto di Enrico Fasoli, tra cui la casa padronale e il mulino di La Tor a Valgatara, il castello e altri antichi possessi della famiglia Bellando a Valgatara, Casa Borghetti a Fornaledo di Purano, Casa Da Broilo ora Vaona a Novaia e altri esempi. Un viaggio nel tempo che ci permette di conoscere e di approfondire scorci di storia, di vita, di persone, oltre alle abitazioni.

 

Una storia che risale al Medioevo
L’aspetto davvero interessante dell’intera raccolta è la longevità di questi insediamenti abitativi, innestati nel Medioevo, un’epoca che ha delineato in tutta la Valpolicella una nebulosa di contrade e piccoli nuclei abitativi: peculiarità che caratterizza tutt’ora, al di là degli stravolgimenti del dopoguerra, il suo paesaggio. Nelle vicende dei nuclei edilizi si ritrovano storie di famiglie, di corti e di ville.

 

Prima della nascita dei Comuni
Prima della nascita dei moderni Comuni, c’erano una serie di contrade e abitati sparsi sul territorio della Valpolicella. È possibile conoscere la connotazione del territorio dell’epoca grazie a numerosi documenti notarili, contratti di compravendita e donazioni. Più che ad un paese o villaggio, era più rilevante l’appartenenza ad una valle: Valle Veriacus, che corrisponde all’attuale vallata di Negrar, o Valle Provinianensis – che comprendeva Fumane, Marano e la Val d’Adige. Dire che un terreno era in una specifica valle garantiva diritti, come accedere ai beni comuni: boschi, pascoli e pianura con pascolo… Infine si è riscontrata la presenza di corti o contrade in corrispondenza di piccole sorgenti d’acqua, questo garantiva l’autonomia e dunque un sistema sociale tendenzialmente indi-vidualista e legato all’ambiente familiare. Le strutture iniziano ad acquisire le sembianze delle moderne case in pietra, magari a due piani e coperte da coppi o lastre di pietra solo nel corso del Tredicesimo secolo, ma il luogo di insediamento abitativo rimane in taluni casi, come per gli esempi storici di Marano contenutiti nel volumetto “Case e corti nella valle di Marano”, continuo nel tempo.

 

Casa Borghetti a Fornaledo di Purano
Un bell’esempio di queste costruzioni antiche rimaste fino ai giorni nostri, seppur con modifiche ed aggiunte strutturali, è Casa Borghetti a Fornaledo di Purano, che oggi ospita anche un’azienda vinicola. Appena sopra l’antico abitato di Purano, contrada di Marano di Valpolicella, si trova una corte, denominata fin dai tempi antichi Fornaledo, toponimo che compare per la prima volta in una carta del 908 con la quale l’abate di Santa Maria in Organo concede ai chierici Giovanni e Giselberga due colonicae in Valpolicella. Queste erano unità di conduzione agricola che nel caso specifico di Fornaledo era costituita da una o più case, dall’orto, dall’aia nonché da terre coltivate. La peculiarità di questa corte è la presenza di una cosiddetta casa-torre – le colombare o domus domeniche – che è elemento tangibile della presenza signorile in un contesto altrimenti molto povero.

 

Casa da Broilo, Brentarolo, Terzi, ora Vaona a Novaia
Poco distante dalla chiesa di Marano di Valpolicella, si trova casa Vaona in località Novaia, toponimo che richiama quelli che nel Medioevo venivano chiamati novalia, terreni boschivi frutto di bonifiche che si promuovevano per rendere produttive terre incolte. Anche in questo caso la fa da padrone una massiccia torre colombara, alla quale si vennero aggiungendo almeno fino al Cinquecento altri edifici padronali. Queste strutture – di origine trecentesca o quattrocentesca – punteggiarono la Valpolicella non tanto con funzioni difensive, ma piuttosto come abitazioni temporanee dei signori cittadini – ecclesiastici o laici – proprietari dei fondi agricoli. La presenza in Valpolicella di queste corti è piuttosto rilevante, perché molte corti sono state spesso generate da una prima torre attorno alla quale sono nate le case dei lavoranti, magari dapprima in legno e paglia e poi in muratura. Di queste torri ne sono state contate nella sola Valpolicella un centinaio dalla zona montana fino alla riva dell’Adige.

 

 

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